Dabigatran etexilato: rimborsabi…

• L’ Anticoagulante Ora…

Sedano e prezzemolo possono arre…

Una sostanza contenuta ne…

Resveratrolo e vino rosso: buono…

Il resveratrolo, la sosta…

Arriva il vaccino anti-fumo

Liberarsi del vizio del f…

Farmaci: una tecnica che trasfor…

Grazie a una nuova tecnic…

Nelle staminali del tessuto adip…

Una riserva di giovinezza…

Rigenerazione dei tessuti da cel…

Nuove ricerche della In…

Vitamina D3, cistatina e tumori …

[caption id="attachment_1…

L'occhio della donna ha le pupil…

Un nuovo studio dell'Univ…

Il paziente chiede informazioni …

Roma, 14 novembre 2014. “…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

La vista nasce settecento milioni di anni fa.

Un punto fermo nella ricostruzione dell’ evoluzione della capacità visiva degli animali è stato posto da una ricerca che è riuscita a identificare un’antica proteina, da cui si è sviluppata anche la melatonina, che è all’origine di tutte le opsine, le proteine che permettono ai fotorecettori la trasduzione dello stimolo luminoso in segnale nervoso.

Un  gruppo di ricercatori della National University of Ireland a Maynooth, in Irlanda, ha tracciato per la prima volta un quadro dello sviluppo evolutivo delle proteine sensibili alla luce essenziali alla visione in tutto il regno animale. Dallo studio, descritto in un articolo sui “Proceedings of the National Academy os Sciences” risulta che questo gruppo di proteine, le opsine, si è evoluto presto e che ha sperimentato meno cambiamenti genetici di quanto si credesse.

Le opsine rappresentano la parte proteica transmembrana dei fotorecettori e hanno un ruolo essenziale nella trasduzione dello stimolo luminoso in segnale elettrico in tutti gli organismi che abbiano strutture specificamente destinate a qualche forma di visione, dagli ocelli di limitata sensibilità di alcune meduse fino ai più sofisticati occhi dei vertebrati, fino all’uomo.

Davide Pisani, che ha diretto lo studio, e colleghi, hanno concentrato la loro attenzione sulle forme animali che possono essere considerate evolutivamente più vicine all’ultimo antenato comune a tutti gli animali con qualche capacità visiva: cnidari, ctenofori, placozoi e spugne.
Attraverso un’analisi integrata di tutte le informazioni genomiche disponibili relative a questi lignaggi, i ricercatori hanno quindi sviluppato modelli al computer della storia delle duplicazioni e delle delezioni dei geni che codificano per le opsine, ricavandone una linea temporale dell’evoluzione delle opsine. Stando a questa ricostruzione l’opsina ancestrale da cui sono derivate tutte le altre sarebbe comparsa circa 700 milioni di anni fa. Questa opsina sarebbe stata “cieca”, ossia incapace di reagire alla luce, ma nell’arco di 11 milioni di anni il suo gene ha subito importanti alterazioni, dando alla proteina la capacità si svolgere la sua funzione di trasduttore.

In particolare, Pisani e colleghi hanno scoperto che la prima opsina avrebbe avuto origine dalla duplicazione del gene per una proteina ancestrale, che è all’origine anche della melatonina, l’ormone che ha un ruolo centrale nel ritmo sonno veglia e più in generale nella regolazione dei ritmi circadiani. Due successive duplicazioni di questo gene ancestrale, in cui sarebbero intervenute delle mutazioni, avrebbero poi dato origine alle opsine che oggi sono comuni a tutti gli animali dotati di occhi; l’opsina rabdomerica (opsina R), e dell’opsina ciliare (opsina C), e l’opsina Go/RGR.

“La grande rilevanza del nostro studio – ha dichiarato Pisani – è che abbiamo identificato l’origine prima della visione e abbiamo scoperto che ha avuto origine una sola volta negli animali.”

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!