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Radioterapia: nanoparticelle per alleviare effetti collaterali

Con l’utilizzo di nanoparticelle di bismuto, efficaci ed economiche, è possibile sfruttare la radioterapia contro il cancro in modo più mirato e razionale, riducendo gli effetti collaterali
La radioterapia oncologica si basa sull’uso di radiazioni ionizzanti per il trattamento dei tumori.
A oggi, è il tipo di terapia più utilizzata. Tuttavia, come i pazienti affetti da tumore sanno, non è esente da effetti collaterali, anche pesanti.

Nell’ottica di poter sfruttare al meglio questa terapia, rendendola più efficace e al tempo ridurre il più possibile questi effetti indesiderati, un team internazionale di ricercatori del RMIT, il Royal Melbourne Institute of Technology, ha trovato nelle nanoparticelle una possibile soluzione.
Nel team di ricerca facevano parte scienziati dell’Health Innovations Research Institute presso il RMIT, l’Università di Melbourne, l’University of Surrey (Uk) e l’Institute of Cancer Research .I ricercatori sono partiti dall’analisi dell’utilizzo di nanoparticelle d’oro che, sebbene abbiano il pregio di concentrare le radiazioni in terapia, sono molto costose e anche un po’ tossiche.
Così, il ricercatore Mamdooh Alqathami e colleghi hanno identificato nelle nanoparticelle di bismuto una possibile alternativa, efficace ed economica.

«Le nanoparticelle a base di bismuto sono un’opzione allettante poiché costano poco al grammo, a fronte di migliaia di dollari al grammo per l’oro, e non sono tossiche, riducendo eventuali effetti collaterali dei potenziali trattamenti – spiega Alqathami nella nota RMIT – Aumentando le radiazioni verso il tumore, i medici possono essere in grado di diminuire la dose iniziale di radioterapia, che si spera tradursi in una riduzione del numero di effetti collaterali per il paziente, pur avendo lo stesso impatto sul cancro».

Ecco dunque che l’impiego di nanoparticelle – in questo caso quelle di bismuto – può aumentare la potenza delle radiazioni: in questo modo si possono utilizzare meno dosi di radiazioni e, di conseguenza, incorrere in meno effetti collaterali.
«Nonostante ulteriori studi debbano essere condotti prima che i nostri risultati possono essere implementati in trattamenti convenzionali per il cancro, ci troviamo di fronte a un anticipo emozionante che ci dà un focus promettente per la ricerca in corso», conclude Alqathami.

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