Fumo e cancro della prostata: co…

I fumatori hanno maggiori…

Malattie reumatiche: cosa è camb…

Il bilancio dei passi ava…

Alzheimer: test precode DNA per …

Un test tanto precoce del…

Vaginosi batterica: efficaci i p…

[caption id="attachment_8…

Diagnosi precoce del cancro: gra…

Un progetto finanziat…

Il fumo passivo, provato, aumen…

[caption id="attachme…

I geni di uno stesso lievito e l…

La selezione naturale…

DNA frammentato che ci ha resi u…

La parziale disattivazion…

La doppia ..personalita' del DNA

La doppia elica del DNA p…

Stafilococco aureo: allo studio …

Il National Institutes of…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Fegato artificiale: dagli USA grandi progressi


Dagli Usa passi avanti verso il fegato artificiale. Dietro il mito di Prometeo e dell’aquila che ogni giorno gli divorava l’organo, ‘costretto’ a ricrescere per essere mangiato di nuovo l’indomani, si cela un fenomeno che affascina gli scienziati moderni. Il fegato, infatti, può rigenerarsi se una parte viene rimossa “e questo – spiega l’ingegnere del Mit, Sangeeta Bhatia – accende la speranza di produrre tessuto epatico artificiale per trapianti”. Ma fino ad ora c’erano degli ostacoli verso questo obiettivo, superati dal gruppo del Massachusetts Institute of Technology con questo studio.

fegato

fegato

Le cellule del fegato mature, note come epatociti, perdono infatti rapidamente la loro normale funzione quando sono rimosse dal corpo. “E ‘un paradosso, perché sappiamo che queste cellule sono in grado di crescere, ma in qualche modo non riusciamo a ottenere questo risultato” al di fuori dell’organismo umano, dice Bhatia, che insieme ai suoi colleghi è convinto di aver fatto un passo verso questo obiettivo. In un articolo su ‘Nature Chemical Biology’ il team descrive la scoperta di una dozzina di composti chimici che possono aiutare le cellule epatiche non solo a mantenere la loro normale funzione se coltivate in laboratorio, ma anche a moltiplicarsi per la produzione di nuovo tessuto.

Le cellule coltivate in questo modo potrebbe aiutare i ricercatori a sviluppare tessuto ingegnerizzato per trattare molte delle 500 milioni di persone che soffrono di malattie croniche del fegato come l’epatite C, dicono i ricercatori. Il laboratorio di Bhatia ha collaborato con i ricercatori del Broad Institute, dell’Harvard Medical School e dell’Università del Wisconsin.

Per questo studio, finanziato da National Institutes of Health e Howard Hughes Medical Institute, il team ha fatto in modo che le cellule del fegato potessero crescere a strati con i fibroblasti, in piccole cavità su piatti in laboratorio. Questo ha permesso di capire in che modo 12.500 diverse sostanze chimiche influenzano la crescita e la funzione delle cellule ‘nel mirino’.

Il fegato ha circa 500 funzioni, suddivise in quattro categorie generali: disintossicazione da farmaci, metabolismo energetico, sintesi proteica e produzione di bile. Grazie a uno screening su migliaia di cellule del fegato da otto diversi donatori di tessuti, i ricercatori hanno identificato 12 composti che hanno aiutato le cellule mantenere le loro funzioni chiave. Due di questi composti sembrano funzionare particolarmente bene nelle cellule da donatori più giovani. Negli studi futuri, il team del Mit progetta di incorporare le cellule del fegato trattate ad hoc su ‘scheletri’ polimerici di tessuto e impiantarle poi nei topi, per capire se questi mini-fegati artificiali possono essere utilizzati come pezzi di tessuto.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!