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Omeopatia: le potenzialità antitumorali

Uno studio mostra che i farmaci omeopatici possono avere azione anticancro. I risultati invitano a condurre altre approfondite ricerche per trovare un’alternativa naturale e “dolce” ai trattamenti tradizionali gravati da pesanti effetti collaterali.

L’omeopatia, tra tutte le medicine cosiddette “alternative” è forse quella più discussa. C’è chi sostiene che sia solo acqua fresca e chi, invece, ritiene sia molto potente, forse ancor di più della fitoterapia.

Di studi ne sono usciti a centinaia, ma in nessun caso si è mai potuta ottenere una risposta seria alla domanda: “funziona davvero?”.    Questa volta, a provarci, è stato il team guidato dalla dottoressa di origini indiane Shagun Arora che ha voluto testare l’eventuale effetto antitumorale di alcuni farmaci omeopatici.
La sperimentazione non è stata ancora condotta su persone, ma per ora sembra si siano ottenuti buoni risultati nei test in vitro.

Nello studio, sono stati adoperati alcuni modelli tumorali che sono stati sottoposti ad alcune tinture madri e farmaci con diluizione ultramolecolare nelle rispettive potenze: 30CH, 200CH, 1MK, 10MK. La Salsapariglia (Sars) è stata scelta per essere utilizzata sulle cellule di adenocarcinoma renale umano (ACHN) e su una coltura di cellule – non maligne – di rene canino Madin Darby (MDCK), mentre la Ruta Gredevolens (Ruta) è stata selezionata per il carcinoma del colon-rettale umano (COLO-205). Infine, la Phytolacca Dencandra – detta popolarmente fitolacca – è stata utilizzata sul carcinoma mammario umano.

Dai risultati, pubblicati di recente sulla rivista Homeopathy, è emerso che sia le tinture madri che le soluzioni ultra-diluite di tutti i farmaci omeopatici utilizzati erano in grado di produrre citotossicità e diminuzione della proliferazione cellulare. Gli effetti migliori sono stati ottenuti grazie alla tintura madre, ma vi erano comunque effetti positivi anche con le diluizioni ultramolecolari. Tra quest’ultime, la meno efficace si è dimostrata quella di Salsapariglia che non ha evidenziato alcun effetto sulle cellule tumorali del rene canino.

Le colture così trattate con i medicinali omeopatici evidenziavano altresì evidenti caratteristiche del processo di apoptosi – la morte cellulare programmata. Tra i diversi effetti rilevati vi era un restringimento delle cellule, la condensazione della cromatina e, infine, la frammentazione del DNA.
Sebbene lo studio si sia limitato agli esperimenti di laboratorio, ha tuttavia mostrato che i farmaci omeopatici hanno potenzialità antitumorali che vale la pena di esplorare e approfondire ulteriormente con altre ricerche che possano offrire un’alternativa “dolce” alle terapie anticancro tradizionali che sono gravate da pesanti effetti collaterali.

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