Memoria: scoperto nel cervello u…

Individuato un interrutto…

Nuove evidenze scientifiche e nu…

Durante il congresso una …

Cervello: tracciati i percorsi d…

Implicate D-serina e gl…

Malattie cardio-metaboliche e ps…

Al 47% delle donne è stat…

La capacità dei batteri di sopra…

Sopravvivere agli antibio…

Tumori: la fluorescenza segnaler…

Le cellule cancerose resi…

Un farmaco contro il tumore al s…

Una nuova ricerca proveni…

Alzheimer: la vitamina E rallent…

L'uso di vitamina E nei …

HIV: vaccino terapeutico offre r…

Buoni risultati di un vac…

Cellule staminali prelevate dal …

Preziose cellule stamin…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Memoria: scoperto nel cervello un interruttore in grado di migliorarne le prestazioni

Individuato un interruttore nel cervello che potrebbe essere utilizzato per aumentare e migliorare la capacita’ di memorizzare le informazioni.


Ad annunciarlo e’ stato un gruppo di ricercatori del Research Institute of the McGill University Health Centre di Montreal (Canada) in una nota. Gli studiosi hanno identificato una molecola che frena le capacita’ di elaborazione del cervello. Una volta rimossa, la memoria puo’ essere migliorata. La scoperta potrebbe avere importanti implicazioni nel trattamento e nella prevenzione di malattie neurologiche neurodegenerative, come l’autismo e l’Alzheimer.alzheimer
La proteina che “frena” il cervello si chiama FXR1P (Fragile X Related Protein 1). Essa inibisce la produzione di molecole necessarie per la “costruzione” di nuove memorie. Una volta rimossa in alcuni parti del cervello, in un esperimento condotto su modelli murini, i ricercatori hanno ristabilito la produzione delle molecole che rafforzano le connessioni tra le cellule cerebrali. In questo modo e’ stato possibile migliorare la memoria dei topi.

“Abbiamo identificato un nuovo percorso che regola direttamente le modalita’ di gestione delle informazioni e questo potrebbe avere una grande importanza nella comprensione e cura delle malattie del cervello”, ha detto Keith Murai, uni degli autori dello studio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi