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Calvizie: cellule staminali per trattare l’alopecia

Colpito da alopecia il 70 per cento degli uomini. I risultati della ricerca potrebbero perfezionare i trapianti

La vanità di milioni di uomini in tutto il mondo è salva. Grazie alle cellule staminali, infatti, i loro capelli potrebbero ricrescere. Un gruppo di ricercatori dell’istituto Sanford-Burnham Medical Research Institute di San Diego, Stati Uniti, è riuscito a far spuntare dei peli sui topi in laboratorio. La sperimentazione sull’uomo è dietro l’angolo.

Le staminali pluripotenti sono state utilizzate per ricreare le cellule delle papille dermiche, che regolano in maniera determinante la formazione del follicolo pilifero, la sede della pelle che ospita il pelo. In passato si era già cercato di ricreare queste le cellule isolandole e mettendole in coltura: tuttavia queste cellule diventano inefficaci se moltiplicate.

Il ricorso alle cellule staminali ha invece aggirato il problema. Secondo Alexey Terskikh, tra gli autori della ricerca pubblicata sulla rivista Plos One, c’è la speranza che questo procedimento possa portare a trapianti più efficaci negli uomini. “Il metodo che abbiamo sviluppato può fornire un numero illimitato di cellule per un trapianto, senza alcun limite di disponibilità di follicoli piliferi”, conclude Terskikh.

La forma più diffusa di calvizie è l’alopecia androgenetica: il 70 per cento degli uomini e il 40 per cento delle donne convivono con qualche forma di alopecia nella loro vita. Queste percentuali nascondono le migliaia di persone che hanno fatto ricorso a qualsiasi tipo di trattamento per limitare i danni. Purtroppo non esiste una vera e propria terapia; nemmeno la chirurgia è sempre efficace, dal momento che non si riescono a creare capelli nuovi di zecca, come si legge nello studio, ma è utile solo a ristorare i follicoli resistenti al diidrotestosterone, il principale responsabile della perdita di capelli. La svolta arriverebbe proprio dalla possibilità di moltiplicare i follicoli piliferi idonei a far crescere altri capelli.

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