I ricercatori di Graz: l’attività fisica tiene allenato anche il cervello

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Un recente studio dei ricercatori della Medical University di Graz ha evidenziato come l’attività fisica non solo contribuisce ad avere il cuore sano, ma mantiene giovane anche il cervello. I partecipanti allo studio che presentavano una buona forma fisica hanno, infatti, conseguito risultati migliori nelle prestazioni mnemoniche e nella capacità di programmazione e di prendere decisioni, oltre che nelle capacità motorie.

Vienna, 7 marzo 2016 – Fin dal 1991, nell’ambito dell’“Austrian Stroke Prevention Study”, gli scienziati di Graz hanno ricercato un modo per ridurre i rischi di infarto. Recentemente, un gruppo di ricercatori guidato da Helena Schmidt dell’Institute for Molecular Biology and Biochemistry ha approfondito e rivalutato questi studi. In totale, sono stati analizzati i dati di 877 fra uomini e donne con un’età media di 65 anni. I risultati dimostrano che gli individui più anziani con una buona forma fisica presentano un cervello “più giovane” rispetto ai partecipanti meno in forma.

“Le funzioni cognitive del cervello di coloro che possiedono un migliore stato di salute, nell’ambito dello studio, presentano una condizione fisica simile a quella di chi è sette anni più giovane”, ha affermato la Schmidt. Analogamente, una minore attività fisica si traduce in una riduzione delle prestazioni cerebrali. “Ciò rappresenta un’evidenza positiva del rapporto di causalità tra i due fattori”, ha aggiunto la Schmidt. Inoltre, gli effetti positivi dell’attività fisica sulle funzioni cognitive del cervello sono riscontrabili a prescindere dall’età della persona. “Una buona forma fisica si deve sia all’esercizio motorio durante tutta la vita, sia a fattori genetici”, ha concluso la ricercatrice austriaca. Bisogna ancora determinare quali specifici elementi della forma fisica influenzino le abilità cognitive delle persone quando invecchiano.

Gli studiosi attribuiscono una protezione maggiore delle strutture corticali e sub-corticali alla maggiore assunzione di ossigeno. L’Austria continua a confermarsi come ambita sede di ricerca in Europa nei settori del futuro, come Bioscienze, Ambiente & Energia, Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), Mobilità & Traffico. Nel 2013 il volume totale degli investimenti in R&S per la prima volta ha superato la soglia degli nove miliardi di euro.

Con una quota del 2,9% del rapporto interno lordo dedicato alla Ricerca & Sviluppo l’Austria si attesta ben al di sopra della media UE (2,06%). La dinamica della forza innovativa si manifesta anche nell’obiettivo prefissato per il 2020: un ulteriore incremento della quota di ricerca fino ad arrivare al 3,76% – valore nettamente al di sopra del volume di investimenti in R&S del 3% del PIL, definito dall’Unione Europea nella strategia di crescita Europa 2020.

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