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Sclerosi Multipa: Zamboni, padre degli studi sulla CCSVI favorevole a studi sui farmaci. Registrato un nuovo farmaco

Ridurre della meta’ il numero di ricadute che un malato di sclerosi multipla subisce nel corso della vita, inaspettatamente e in modo sempre piu’ ingravescente, con disturbi della vista, della mobilita’ e con la fatica che si presenta a spezzare il corso quotidiano delle attivita’. E poter trattare la patologia, che colpisce 61mila persone in Italia, con un farmaco che si assume per bocca, forse, in grado di far dimenticare le iniezioni periodiche.

E’ la promessa validata, per ora, da uno studio clinico di fase III che ha convinto la Food and Drug Administration americana (Fda) a dare l’approvazione al fingolimod, il primo farmaco per via orale per il trattamento della sclerosi multipla, che ha impegnato i ricercatori della Novartis per sette anni. La sede in cui e’ stato presentato il fingolimod e’ stato il congresso internazionale dedicato alla sclerosi multipla, l’Ectrims (European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis) che quest’anno si e’ tenuto a Goteborg, in Svezia e probabilmente, ne ha rappresentato uno degli argomenti principali, insieme al dibattito intorno all’ipotesi del direttore del centro di malattie vascolari dell’Universita’ di Ferrara, Paolo Zamboni che sostiene l’esistenza di una correlazione tra la presenza la sclerosi multipla e la CCSVI, l’insufficienza venosa cerebro-spinale cronica, da trattare con un’angioplastica dilatativa per disostruire le vene giugulari dei malati e consentire il flusso normale del sangue dal cervello al cuore, con un conseguente miglioramento delle condizioni fisiche dei pazienti.

Il fingolimod e’ il capostipite di una nuova classe di medicinali ed e’ in corso di valutazione in Europa, da parte della European Medicines Agency (EMA). Nel mondo, ogni 4 ore viene formulata una diagnosi di sclerosi multipla, pertanto, ogni novita’ necessita di naturale prudenza, come quella espressa da Mario Alberto Battaglia, presidente dell’Associazione italiana sclerosi multipla che chiede di aspettare il parere dell’Ema e poi, in ogni caso, lasciare la decisione sulla terapia farmacologica al medico curante.

L’altro protagonista dell’Ectrims 2010 e’ stato Paolo Zamboni, dal quale e’ arrivato un chiaro monito ai malati: nell’attesa che il suo metodo venga confermato da studi scientifici, non devono interrompere la terapia farmacologia, per ora, ancora l’unico trattamento esistente e che non cadano nella rete degli speculatori che praticano l’angioplastica dilatativa al di fuori delle sperimentazioni.

Le polemiche, tutte italiane, sulla CCSVI hanno seguito Zamboni anche in Svezia, dove i neurologi presenti se da un lato hanno seguito con attenzione la sessione di lavori a lui dedicata, dall’altro non hanno potuto negare l’evidenza di alcuni studi, tra cui uno americano e uno tedesco che ridimensionano molto le percentuali di presenza della CCSVI in pazienti con la sclerosi multipla. Del resto, lo stesso Zamboni ha presentato al congresso solo un poster, vale a dire la rappresentazione grafica di uno studio effettuato su 16 pazienti, (8 italiani e 8 americani), peraltro ancora non pubblicata e per ora rifiutato dalla rivista Annals of Neurology. Entro un mese, in Emilia Romagna, partira’ uno studio che seguira’ il suo metodo. E’ ancora sconosciuto il numero dei pazienti che saranno arruolati ma e’ certo che oltre al centro di Ferrara coordinato da Zamboni saranno coinvolti almeno una decina di istituti italiani.

ANSA

2 comments

  1. lucia

    gentile dottore ho la sclerosi multipla da 20 anni, circa un anno fa ho prenotato una visita in provincia di cagliari per stabilire se ho la ccsvi, non sto tanto bene e pertanto vorrei sapere se si sta smuovendo qualcosa per potere accedere alla liberazione in piu centri in italia. grazie lucia

  2. Salvo Franchina

    Gentile Lucia,
    Intanto Le segnalo il gruppo su Facebook che sarà lieto di accoglierla:
    http://www.facebook.com/pages/CCSVI-nella-Sclerosi-Multipla/139997017782
    Loro hanno molto a cuore la causa di Zamboni, e in molti casi ha già operato. Si fidi solo delle persone coi giusti requisiti, o del Prof. Zamboni stesso. Faccia pure le Sue domande iscrivendosi al gruppo di Facebook, e vedrà che 33.000 persone Le risponderanno.

    Distinti saluti

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