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Test HIV: arriva una app per quello fai-da-te

Un’applicazione fa da guida per effettuare l’analisi del sangue: risultati in 15 minuti.

Test Hiv in totale autonomia con lo smartphone. Un gruppo di ricercatori ha creato un dispositivo da collegare al telefono per effettuare un test immunologico senza bisogno di recarsi in clinica: la diagnosi arriva in soli 15 minuti. Il test immunologico è affidabile e ha le stesse garanzie di un esame effettuato in laboratorio.
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Il sangue prelevato da un dito viene raccolto in un chip microfluidico contenuto in una cassetta da inserire nel dispositivo. Pochi semplici passaggi dettati da un’applicazione da scaricare sul telefono.

La novità di questo ‘dongle’ è che rileva contemporaneamente la presenza degli anticorpi di tre malattie sessualmente trasmissibili: oltre all’Hiv, anche quelli di sifilide e sifilide attiva. Si tratta di un test al point of care, eseguito cioè vicino al punto di cura del paziente: grazie all’immediata disponibilità dei risultati, l’esame permette ai clinici di decidere tempestivamente sul trattamento terapeutico.

L’accessorio è di piccole dimensioni, economico e a basso consumo di energia. Tra gli obiettivi dei ricercatori c’era infatti l’idea di sviluppare un accessorio leggero e che entrasse in una mano. Il suo costo è stimato in 34 dollari, di gran lunga inferiore agli oltre 18mila dollari richiesti da una normale apparecchiatura. Gli sviluppatori hanno lavorato in particolare sul risparmio energetico per permetterne l’uso in Paesi in cui l’elettricità non è sempre disponibile. Ad esempio, l’attivazione dei reagenti contenuti nella cassetta avviene manualmente e meccanicamente senza ricorrere a pompe alimentate da energia elettrica.

L’uso del device è stato sperimentato sul campo in Ruanda, su 96 pazienti. Gli operatori sanitari sono stati formati in brevissimo tempo. Soddisfatto il 97% dei pazienti che raccomanderebbe questo dispositivo per la sua semplicità, efficacia e immediatezza. Il gruppo di ricercatori che ha lavorato al progetto è stato guidato da Samuel K. Sia, professore di Ingegneria biomedica della Columbia University di New York. “Aumentando il rilevamento delle infezioni da sifilide, potremmo ridurre i decessi di 10 volte”, sottolinea il professore. “Sappiamo che la diagnosi precoce e il trattamento nelle donne incinte possono limitare i rischi sia per la mamma che per i neonati”, conclude Sia. Il prossimo passo è portare il device nei Paesi in via di sviluppo. Il lavoro è illustrato sulla rivista Science Translational Medicine.

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