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Da cellule adulte a staminali embrionali: nuovo metodo nel rispetto dell’etica e superveloce

cellule staminali embrionali

cellule staminali embrionali

Tante, in poco tempo e senza usare gli embrioni: un gruppo di ricercatori americani ha trovato un sistema, per coltivare in laboratorio le cellule staminali, duecento volte più efficiente e due volte più veloce di quelli tradizionali. Il trucco sta in un cocktail di tre speciali composti chimici da aggiungere alla coltura. «È il primo esempio – ha commentato Sheng Ding, leader dello studio appena pubblicato su Nature Methods – di come la velocità di riprogrammazione delle cellule può essere accelerata». Una delle strade di ricerca, nel campo delle staminali, punta alla riprogrammazione delle cellule adulte in modo da ottenere staminali embrionali senza, appunto, ricorrere all’uso degli embrioni: ecco perché si parla di staminali «etiche».
L’obiettivo è quello di differenziare le staminali embrionali, così ottenute, per ottenere nuove cellule specializzate (nel corpo umano ce ne sono 220 tipi) da utilizzare per riparare organi danneggiati dalle malattie.

I GIAPPONESI – I primi a dimostrare, nel 2007, la possibilità di creare cellule staminali, partendo da cellule adulte della pelle, sono stati alcuni ricercatori giapponesi e americani guidati da Shinya Yamanaka dell’Università di Kyoto: hanno utilizzato un virus per introdurre, nelle cellule adulte, quattro geni capaci di influenzare altri geni e di riprogrammare la cellula, ma con questo sistema sono necessarie settimane di tempo e la percentuale di successo è soltanto una su 10 mila. Da allora le ricerche sono continuate in molti laboratori in tutto il mondo e adesso, allo Scripps Research Institute di La Jolla in California, hanno ottenuto un risultato che gli esperti non hanno esitato a definire «fondamentale» nella tecnologia delle riprogramamzione.

TRE MOLECOLE – In particolare: due dei composti chimici utilizzati erano già noti perchè capaci di riportare la cellula a uno stadio meno differenziato; la novità sta invece nel terzo. Si chiama tiazovivina, è una piccola molecola legata alla sopravvivenza cellulare che riesce appunto a moltiplicare per duecento il numero di cellule ottenute in un tempo di appena due settimane.

Corriere.it

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