Infarto: nelle donne è conseguen…

Le giovani donne most…

Epatite C: gli esperti consiglia…

Trattare tutti i pazienti…

L'occhio della donna ha le pupil…

Un nuovo studio dell'Univ…

TBC e malattie autoimmuni: scope…

Pubblicato sulla rivi…

Virus Ebola: due farmaci per com…

Medicinali “biologici” us…

L’equivalenza terapeutica tra or…

L’AIFA ha chiarito al di …

Sclerosi multipla: il 30 Maggio …

In occasione della XV Set…

Tessuto del fegato ottenuto "sta…

Si avvicina la produ…

Nuovo pancreas nell'intestino de…

Creare un 'nuovo pancreas…

Tumori: statine possono rallenta…

Le statine, noti farmaci …

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

L’importanza del sonno sulla memoria e ricordi – studio condotto su ‘cavie umane’

Il sonno rafforza la memoria: ora ci sono le prove. A sostenerlo è uno studio pubblicato su Science e condotto dai ricercatori della Northwestern University di Chicago (Stati Uniti) guidati da John Rudoy, secondo cui i suoni possono penetrare nel cervello durante il sonno e fissare i ricordi.

“La ricerca suggerisce chiaramente che mentre si dorme il cervello non è chiuso al mondo esterno – spiega John Rudoy, che ha condotto lo studio -, ma che anzi il sonno è un momento importante per il consolidamento del ricordo di avvenimenti già sperimentati”.

Lo studio è stato condotto su 12 partecipanti invitati a posizionare sullo schermo di un computer 25 immagini corrispondenti ad altrettanti suoni – teiera/fischio, gatto/miagolio, bicchiere/rumore di vetri rotti – che durante l’esperimento venivano fatti ascoltare da un altoparlante. Tre quarti d’ora dopo l’esercizio i volontari sono stati fatti addormentare in una stanza silenziosa e buia e durante il sonno – monitorato da elettrodi collegati al cuoio capelluto che verificavano il livello di profondità del riposo – sono stati fatti loro ascoltare di nuovo, a loro insaputa, i suoni corrispondenti alle immagini del primo esercizio.

Nessuno dei partecipanti sapeva di aver riascoltato durante il sonno la sequenza di suoni da associare alle immagini eppure, al risveglio, i test hanno dimostrato che la memoria spaziale era stata rinforzata: i volontari erano infatti più precisi nel trascinare sullo schermo gli oggetti nella posizione corretta rispetto all’esercizio di controllo eseguito con altri 25 abbinamenti oggetti/suoni.

“Stiamo cominciando a rilevare che il sonno profondo è un momento fondamentale per l’elaborazione della memoria”, conclude Ken Paller, co-autore dello studio. Questa ricerca smentisce quindi la vecchia credenza che mettendo l’mp3 alle orecchie si possa imparare la lezione di storia durante il sonno senza mai averla studiata prima: via libera, invece, all’esperimento sul ripasso. E chissà che non funzioni. (ASCA)

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi