Patologie cardiache: un amminoac…

Un molecola "sentinella" …

Emorragia subaracnoidea, fumo e …

Il fumo, la pressione alt…

Sindrome da deficit di attenzion…

La sindrome da deficit di…

Ansia: scoperta una sostanza dir…

[caption id="attachment_6…

Uso delle cellule staminali per …

Nel campo della Medicina …

Longevità: sono i telomeri a det…

Una  ricerca sul diamante…

Giuseppe Mele, presidente della …

I genitori di oggi guarda…

Scienziati mettono in guardia da…

Nuove scoperte fatte da u…

Fare rete per fare innovazione n…

Giovedì 22 settembre, per…

TBC: vicini alla realizzazione d…

Scoperto un nuovo po…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Il feromone dell’aggressività isolato nella Drosophila

Un feromone in grado di promuovere una specifica risposta aggressiva nella Drosophila melanogaster, il moscerino della frutta che costituisce una delle specie più utilizzate nella ricerca biologica e in particolare negli studi di genetica, è stato scoprto grazie a una ricerca del California Institute of Technology.

Secondo quanto riportato sull’ultimo numero della rivista “Nature”, gli autori dello studio hanno anche individuato nelle antenne del moscerino i neuroni deputati alla ricezione dei segnali di tale feromone e alla comunicazione col cervello per indurre il comportamento aggressivo.

Il risultato fornisce un importante primo passo per la comprensione del legame tra il comportamento aggressivo innato negli animali e i loro geni.

I feromoni sono specifiche sostanze chimiche utilizzate dal alcune specie animali per comunicare e controllare il proprio comportamento. Nel caso degli insetti – come le formiche – sono state identificate le ghiandole che li producono e in alcune sperimentazioni si è riusciti a indurre il comportamento aggressivo esponendo alcuni individui a una forma sintetica dello specifico feromone.

“Ottenere un simile riscontro sperimentale richiede la capacità di interferire con la capacità dell’insetto di percepire il feromone”, ha spiegato David Anderson docente di biologia del California Institute of Technology. “Ciò a sua volta richiede l’identificazione dei recettori che rivelano i feromoni dell’aggressività, e di altri neuroni legati al senso dell’olfatto che esprimono tali recettori.”

La scelta della drosofila quale organismo da studiare è stata quasi obbligata.

“L’architettura genetico/molecolare del sistema olfattivo del moscerino della frutta rappresenta uno dei sistemi più conosciuti in questo campo di studio”, ha aggiunto Liming Wang, che ha partecipato alla ricerca. “Con la Drosphila è possibile testare uno specifico recettore olfattivo, e i neuroni sensoriali che li esprimono, per capire in che modo sono coinvolti in un dato comportamento.”

Wang e colleghi hanno così scoperto che l’11-cis-vaccenil acetato (cVA), un feromone presente nella cuticola del maschio di drosofila, promuove i comportamenti aggressivi in coppie di individui di sesso maschile, che consistono in brevi scatti in avanti, in cui un individuo appoggiandosi sulle zampe posteriori colpisce l’avversario con quelle anteriori.

Wang e Anderson hanno verificato come aggiungendo cVA nello spazio in cui si affrontavano i due contendenti la frequenza degli attacchi aumentasse drasticamente. In seguito si è dimostrato come silenziando i neuroni nelle antenne del moscerino che contengono questi specifici recettori si poteva bloccare la capacità del cVA sintetico di promuovere l’aggressione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: