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Alzheimer: ingredienti ad hoc che rafforzano processi mnemonici e sinapsi

l'acetilcolina

Si descrive un cocktail di nutrienti che in cavie ha moltiplicato le spine dendridiche, e quindi le sinapsi vengono ‘aiutate’ nella fase di interconnessione, compromessa nell’Alzheimer

Negli stadi precoci della malattia di Alzheimer, i pazienti tipicamente subiscono una consistente perdita delle connessioni neuronali necessarie per la memoria e l’elaborazione delle informazioni.

Ora una combinazione di nutrienti sviluppata dal MIT ha mostrato la potenzialità di migliorare la memoria nei pazienti affetti dalla patologia, grazie alla stimolazione della crescita di nuove sinapsi.
“Se si riuscisse effettivamente a incrementare il numero di sinapsi aumentandone la produzione, si potrebbe evitare in qualche misura la perdita di capacità cognitive”, ha spiegato Richard Wurtman, neuroscienziato del MIT che firma un articolo di resoconto sulla ricerca sull’ultimo numero della rivista Alzheimer’s and Dementia.

Com’è noto, attualmente non esiste alcuna cura per l’Alzheimer, sebbene alcuni farmaci, come gli inibitori della colinesterasi, che aumentano i livelli di acetilcolina – un neurotrasmettitore importante per l’apprendimento e la memoria – possano rallentarne la progressione.
L’idea di partenza di è stata invece quella di aggredire la causa primaria della malattia, le sinapsi. I ricercatori hanno così elaborato un cocktail dietetico di tre sostanze: uridina, colina e DHA, tutte presenti nel latte materno, insieme con vitamina B, fosfolipidi e antiossidanti.
Nello studio sul modello animale, infatti, Wurtman ha mostrato che questi nutrienti incrementano il numero di spine dendritiche, che formano una sinapsi quando contattano un altro neurone.
Nello studio clinico successivo, effettuato su 225 pazienti con una forma lieve di Alzheimer, è stato fato loro assumere il cocktail o un placebo per 12 settimane. Rispetto al controllo, i soggetti trattati hanno dimostrato un significativo miglioramento nei test di memoria verbale basati sulla Wechsler Memory Scale, con risultati migliori nei casi meno gravi della patologia.

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