Tumore della prostata: il sulfor…

Una molecola contenuta ne…

L’Azienda Ospedaliera San Camill…

Roma, 9 settembre 2010 – …

Cervello ed intelligenza coniati…

Un'ampia collaborazione i…

Italiani in USA scoprono protein…

[caption id="attachment_2…

Congresso Unificato Salute ripro…

Quattrocento esperti dell…

Merck Serono completa l'arruolam…

Merck Serono completa l…

La seconda vita di Sildenafil: m…

Dopo il lancio di Sildena…

Morbo di Parkinson: il semplice …

Un nuovo studio mostra co…

Da Forli' in avanti il tumore al…

[caption id="attachment_5…

Congresso AASLD - COMUNICATO BOE…

Il trattamento+ orale per…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Dal MIT: nanoparticelle che contribuiscono a combattere patologie cardiache

nanoburrs, fantastica foto che si trova in home, nel sito del MIT

..Ma è la loro peculiarità di azione che lascia gradevilmente incuriositi e speranzosi. Le particelle, chiamata “nanoburrs,” sono rivestite di piccoli frammenti di proteine che permettono loro di sostare sul tessuto arterioso danneggiato. Una volta ancorate, possono rilasciare farmaci quali paclitaxel, che inibisce la divisione cellulare e aiuta a prevenire la crescita di tessuto cicatriziale che può bloccare le arterie. Le Nanoparticelle che si attaccano alle pareti interne delle arterie in grado di rilasciare i farmaci lentamente: e’ l’ultima trovata dei ricercatori del MIT e della Harvard Medical School di Boston guidati da Omid Farokhzad dell’Harvard Medical School e da Robert Langer del MIT, di cui si legge sulla rivista Pnas – Proceedings of the National Academy of Science, con cui gli studiosi americani si prefiggono di risolvere le problematiche legate alle malattie cardiovascolari.

Le particelle sono rivestite con minuscoli frammenti di proteine che permettono loro di attaccarsi alle proteine bersaglio e sono progettate per rilasciare i farmaci per diversi giorni. I ricercatori affermano che le particelle potrebbero essere utilizzate insieme agli stent vascolari – che sono la cura standard per la maggior parte dei casi di arterie intasate o danneggiate – o, in alcuni casi, in sostituzione degli stent stessi. Le particelle, concludono gli autori, possono anche rivelarsi utili per la somministrazione di farmaci anti-tumorali: ”Questa tecnologia potrebbe essere applicata anche per altre malattie – spiega Farokhzad -, tra cui il cancro e le malattie infiammatorie in cui la permeabilita’ vascolare o il danno vascolare e’ presente”.

Dal MIT (nostra fonte adorata): New ‘nanoburrs’ could help fight heart disease

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi