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Ipertensione: cellule manipolate geneticamente e un trapianto di pelle per tenerla sotto controllo



La pelle come fabbrica di farmaci per curare l’ipertensione? Niente di meno fantascientifico: merito dell’ingegneria genetica e della scienza dei trapianti. Ecco la «ricetta» antipertensiva proposta da un gruppo di ricercatori americani e tedeschi : prelevare un frammento di cute, inserire, in alcune sue cellule, il gene che produce una sostanza capace di ridurre la pressione (l’Anp, il peptide natriuretico atriale) e trapiantare la pelle ingegnerizzata. Quest’ultima comincerà a produrre l’ormone-farmaco, che verrà liberato nel circolo sanguigno e terrà sotto controllo la pressione con un effetto che dura nel tempo.

I NUOVI ORGANOIDI – Una precisazione è d’obbligo: l’esperimento è stato, finora, condotto sugli animali. Questo significa che la cura è ancora lontana dalla sua applicazione pratica, ma fa sperare in una nuova soluzione terapeutica per questa patologia, in alternativa alle terapie tradizionali. Oggi i farmaci a disposizione sono molti ed efficaci, ma non tutti gli ipertesi seguono con costanza le terapie e finiscono per correre rischi: un serbatoio di medicine nelle pelle potrebbe aiutarli.

Ecco perché la ricerca sta sfruttando la strada dell’ingegneria genetica: una strada inaugurata già qualche anno fa, quando la comunità scientifica ha cominciato a parlare di organoidi. Si tratta di strutture costruite in laboratorio e capaci, appunto, di funzionare come certi organi, producendo sostanze che agiscono come i farmaci. Adesso l’idea dell’organoide (in questo caso l’organoide è la pelle ingegnerizzata) si è sposata con la tecnologia dei trapianti.

I DETTAGLI – Ecco nei dettagli l’esperimento pubblicato sulla rivista Pnas: i ricercatori, che fanno capo ai National Institutes of Health americani e alle università tedesche di Giessen e Marburgo, guidati da Jonathan C. Vogel , hanno introdotto nel genoma di cheratinociti e fibroblasti (due tipi di cellule che fanno parte della cute) un gene che produce l’Anp, il fattore natriuretico atriale. Questa molecola è prodotta normalmente dall’atrio destro del cuore e agisce sui reni, favorendo l’eliminazione di acqua e sodio e riducendo così la pressione. Il frammento di pelle manipolata in laboratorio è stato poi trapiantato e si è rivelata in grado di ridurre la pressione nei topi che seguivano una dieta normale e di impedire lo sviluppo di ipertensione in altri topi, alimentati con cibi ricchi di sale (il sale favorisce la comparsa di ipertensione).

NIENTE RIGETTO – Il vantaggio di questa terapia sta nel fatto che non richiede la somministrazione di farmaci antirigetto (perché le cellule della pelle sono quelle dello stesso animale che ha poi ricevuto il trapianto) e che funziona nel tempo. Non solo: l’esperimento rappresenta un prototipo che potrebbe essere sfruttato anche per la cura di altre malattie provocate da geni alterati. Come la fibrosi cistica, per fare soltanto un esempio.

Corriere.it

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