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Contro le tendinopatie, il plasma arricchito di piastrine non sortisce risultati incoraggianti

Un’iniezione di plasma arricchito di piastrine per curare tendiniti, distorsioni muscolari e persino l’artrosi. Si tratta di uno degli ultimi ritrovati in campo ortopedico, oggi sempre più alla ribalta complice l’ampio utilizzo tra gli atleti professionisti. L’idea è allettante, i risultati, per ora, un po’ meno. Secondo uno studio olandese, pubblicato di recente sul Journal of the Ameican Medical Association (, questa strategia non funziona più di iniezioni di acqua salata, quanto meno nei casi in cui l’obiettivo sia soccorrere pazienti con lesioni al tendine di Achille. Il tema rimane comunque controverso, visto che uno studio in via di pubblicazione sull’American Journal of Sports Medicine suggerisce l’utilità delle iniezioni di plasma arricchito di piastrine, in sigla PRP, nell gomito del tennista, un’infiammazione dei tendini che si inseriscono sull’osso del gomito .

RISULTATI CONTRASTANTI – Nello studio olandese sono stati considerati circa 60 pazienti, trattati con esercizi specifici (i cosiddetti esercizi di contrazione eccentrica in cui il muscolo è in contrazione ma si allunga; l’esempio più lampante è l’allungamento del muscolo tricipite del polpaccio durante l’appoggio del piede al suolo) ai quali sono state aggiunte le iniezioni di PRP o di soluzione salina. Purtroppo le iniezioni di paitrine non hanno offerto alcun beneficio ulteriore sul piano del dolore e dell’attività rispetto all’acqua salata. «Ci dispiace per i pazienti, ma non esiste ancora un buon trattamento per le lesioni del tendine di Achille» riferisce Johannes Tol, coordinatore dello studio, che ricorda a malincuore come questa tendinopatia sia tra le più difficili da curare e come meno della metà dei pazienti arrivi a essere senza dolore dopo un anno dall’infortunio. Nonostante i risultati negativi, il ricercatore olandese non boccia però le iniezioni di PRP che potrebbero avere effetti diversi su lesioni diverse, come in effetti suggerisce uno studio in via di pubblicazione sull’American Journal of Sports Medicine. Gli autori della nuova ricerca hanno confrontato le iniezioni di PRP con quelle di cortisone per curare il gomito del tennista. Ebbene sei mesi dopo le iniezioni i pazienti trattati con PRP avevano meno dolore e disabilità rispetto a quelli trattati con il cortisone. «Abbiamo dimostrato che le iniezioni di PRP offrono risultati migliori e allo stesso tempo abbiamo evidenziato che il cortisone non sortisce effetti su dolore e disabilità» puntualizza Taco Gosens, coordinatore dello studio nonché chirurgo ortopedico presso il St. Elisabeth Hospital di Tilberg, nei Paesi Bassi.

MECCANISMI – Ma perché le iniezioni di PRP funzionano nel gomito dei tennista e non nelle lesioni del tendine di Achille? Gosens azzarda una spiegazione, chiamando in causa le differenze anatomiche tra i due tendini. Il tendine d’Achille è poco irrorato dal sangue, cosa che ne renderebbe più difficile la guarigione, mentre il tendine del gomito è più piccolo, caratteristica che al contrario favorirebbe miglioramenti.

CAMPI DI STUDIO – Nonostante i risultati contrastanti, l’interesse per le iniezioni di PRP è ancora alto. Sono infatti in corso diversi studi che le vedono protagoniste. Gosens le sta testando nella fascite plantare (una patologia che riguarda i fasci fibrosi della pianta del piede, molto comune in chi fa footing), altri ricercatori olandesi stanno eseguendo studi sulle lesioni del tendine del ginocchio, mentre ricercatori statunietsi stanno analizzando l’effetto di iniezioni di PRP esguite nel corso di interventi chirurgici alla spalla. Insomma è ancora presto per un verdetto definitivo e solo le prossime ricerche riusciranno a chiarire se la nuova tecnica assomiglia più di una «bufala» o a «una panacea».
Corriere.it

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