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Microtecnologie al servizio degli atleti diabetici

Lo sport e’ per tutti. E se, come insegnano le Olimpiadi di Vancouver e non solo, medaglie e record del mondo sono appannaggio di pochi, lo stesso non e’ per lo sport. Che invece e’ di tutti, nessuno escluso. E il discorso vale anche per i ragazzi che soffrono di diabete di tipo 1: ‘Nulla vieta anche ai ragazzi affetti dal diabete di tipo 1, quello giovanile, di fare sport – spiega Alberto Maran, del Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Universita’ degli studi di Padova -. Ogni paziente ha ormai la possibilita’, attraverso opportune strumentazioni, di controllare i livelli di glicemia e di chetonemia con facilita”.

Con le attuali tecnologie esistenti, tutte ormai discrete e portatili, spiega Maran, i giovani diabetici sportivi possono misurare i propri valori del sangue ovunque si trovino. Oltre alla glicemia, che deve essere misurata almeno 4 volte al giorno (prima di colazione, pranzo e cena e prima di andare a letto), i nuovi strumenti consentono ai giovani sportivi di avere sotto controllo anche i livelli di chetonemia (la cui concentrazione nel sangue indica uno scompenso glicemico legato a una ridotta concentrazione d’insulina), valori fondamentali per decidere se effettuare o no l’allenamento. ‘Mediante il dosaggio della glicemia e della chetonemia in particolari condizioni – episodi influenzali, gravidanza, allenamenti molto intensi – il paziente e’ in grado di modificare lo schema della terapia insulinica abituale per correggere l’iperglicemia e ridurre le variazioni glicemiche nell’arco della giornata’.

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