Paracetamolo: ottimo placebo con…

Il paracetamolo non e' me…

“Mettici la Faccia”: disegna il …

Al via il concorso dell’I…

LA STOCCATA VINCENTE ALL’ICTUS

LA CAMPIONESSA OLIMPICA V…

Il legame diretto tra disturbi p…

Per la prima volta è stat…

Alzheimer: diagnosi precoce ridu…

Sviluppata una nuova meto…

Epatite C: tracce di RNA virale …

Il virus dell'epatite C …

Vaccinazione anti HPV: L'UE d'ac…

Non solo le ragazze: con…

Staminali adulte in soccorso del…

[caption id="attachment_8…

Leucemia: verso un possibile vac…

Il sistema immunitario de…

Fibrillazione atriale: antidolor…

L'uso degli antidolorifi…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Magneti e nanoparticelle di ferro per rigenerazione tessuto del cuore infartuato

Un magnete che attrae le cellule staminali ‘potenziate’ con microparticelle di ferro nella zona intorno al cuore per rendere più efficaci i trattamenti curativi post-infarto e permettere al cuore di rigenerarsi meglio e in meno tempo: l’innovativo meccanismo è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori del Cedars Sinai Heart Institute di Los Angeles e pubblicato su Circulation, la rivista ufficiale dell’American Heart Association.

Le terapie a base di cellule staminali rappresentano, spiegano i ricercatori, tra le innovazioni più promettenti per la riabilitazione dei cuori infartuati.


Ma la tecnica di infusione delle staminali deve essere migliorata, per ottenere risultati più efficaci: “Abbiamo scoperto che, nel tessuto infartuato, 24 ore dopo l’infusione rimane solo il 10% delle staminali ‘riparatrici’ iniettate – spiega Eduardo Marbán, direttore del Cedars Sinai Heart Institute -. Una volta iniettate nell’arteria di un paziente, le staminali vengono in parte ‘lavate’ via dal flusso sanguigno e in parte dalla contrazione cardiaca, che le spreme lontano dal cuore. Avevamo bisogno di trovare un modo per guidarle direttamente nella zona del cuore che si vuole guarire, e di farcele rimanere il più a lungo possibile”.

I ricercatori hanno allora potenziato le staminali iniettate in un gruppo di topolini infartuati con delle microsfere di ferro e hanno poi posizionato un magnete sopra il cuore: ed è emerso che il numero delle staminali che riuscivano a stazionare intorno alla lesione era più che triplicato. La procedura è stata poi completata sul primo paziente nel giugno dell’anno scorso. I risultati completi sono attesi per l’inizio del 2011. “Questo semplice metodo – conclude Marbán – potrebbe essere facilmente utilizzato con gli attuali trattamenti a base di staminali per potenziarne l’efficacia”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi