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Bioprotesi pronte a rimpiazzare definitivamente dentiere mobili

Vecchie dentiere addio. Le nuove ‘bioprotesi’ realizzate grazie alle biotecnologie – con ‘scheletri’ sintetici in cui far crescere l’osso – conquistano sempre di più gli italiani. “Si tratta di un trend in crescita. Non solo fra persone relativamente giovani: questa soluzione piace anche a pazienti di 80 anni, che vogliono liberarsi delle limitazioni e dei problemi delle protesi mobili”. Parola di Saul Collini, responsabile dell’Anestesia in Day Surgery dell’Università Sapienza-Ospedale Sant’Andrea di Roma, che descrive il nuovo trend in vista del I Congresso nazionale Biomatchoral, che si terrà a Roma il 7 maggio (Centro Congressi Frentani).

“Grazie ai recenti progressi delle biotecnologie – spiega Collini all’Adnkronos Salute – è stato possibile ridurre drasticamente il ricorso alla protesi mobile come sostituzione della dentatura mancante. Le fastidiose manovre di posizionamento e stabilizzazione di queste protesi, con l’applicazione di collanti e sostegni morbidi, presto saranno un ricordo”. Il posizionamento di un numero limitato di impianti endo-ossei (“per il bloccaggio completo di un’arcata bastano oggi quattro impianti”) è sufficiente infatti “a garantire una stabilità sconosciuta a tutti i portatori di protesi totali, che potranno – assicura l’esperto – finalmente anche mangiare quei cibi in precedenza sconsigliati”.

Una rivoluzione iniziata grazie al ricorso a materiali biotecnologici sostitutivi dell’osso. ‘Scheletri’ sintetici che possono essere integrati con osso coltivato e permettono anche in caso di ipotrofia di aggirare la ‘condanna’ alla vecchia dentiera, optando per un impianto su misura.

A cambiare non sono solo i materiali. L’utilizzo integrato di tecniche chirurgiche mininvasive, “associate a una blanda sedazione monitorizzata del paziente, anche perché si tratta di procedure di 2-3 ore”, prosegue Collini, permette di effettuare in regime ambulatoriale interventi risolutivi del cavo orale, fino a poco tempo fa eseguiti con un ricovero e in anestesia generale.

Il tutto a prezzi più accessibili rispetto a qualche anno fa. “Per un bloccaggio completo di un’arcata con quattro impianti – dice – parliamo di cifre che si aggirano sui 3-4 mila euro”. Delle nuove opportunità in questo campo parlerà anche Francesco Riva, direttore di Chirurgia odontostomatologica presso l’Ospedale G. Eastman di Roma, in occasione del Congresso del 7 maggio.
ADN Kronos

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