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Lupus: chiarimenti sull’insorgenza della malattia

All’origine di alcune forme della patologia vi sarebbe la mancata degradazione di particolari strutture formate dai globuli bianchi per combattere le infezioni

Il lupus è una patologia autoimmune che determina un progressivo danneggiamento di organi e tessuti, riconoscibile dal caratteristico rash cutaneo a forma di farfalla che compare sul viso di molti pazienti che ne sono affetti.

Ora i ricercatori del Max-Planck-Institut per l’infettivologia di Berlino in collaborazione con l’Università di Erlangen sono riusciti a chiarire i meccanismi di base dell’insorgenza della malattia, aprendo la strada a nuovi potenziali trattamenti, soprattutto per i pazienti ad alto rischio di sviluppare un’insufficienza renale.

Secondo quanto riferito sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) i ricercatori del Max Planck Institut sono partiti dall’ipotesi che nell’insorgenza del lupus sia implicato un meccanismo da loro recentemente scoperto: durante un’infezione i globuli bianchi sono stimolati a formare la cosiddetta NET (acronimo per Neutrophil extracellular trap, trappola extracellulare di neutrofili) in cui rimangono intrappolati i patogeni.

Questa struttura è costituita esattamente dagli stessi componenti contro cui il paziente affetto da lupus produce i suoi anticorpi, ovvero DNA, alcune proteine del nucleo e globuli bianchi. In collaborazione con i colleghi di Erlangen, hanno potuto dimostrare per la prima volta che, a differenza di quanto avviene nelle persone sane, una parte dei pazienti con lupus non riesce a degradare le NET dopo l’infezione.

Inoltre, si è scoperto che le NET sono degradate dall’enzima DNasi-1, una proteina che normalmente è presente nel sangue e che nel caso dei pazienti affetti da lupus è assente o inattiva. Proprio le NET non degradate si accumulano nei reni di questi pazienti e ciò spiegherebbbe la connessione tra lupus e insufficienza renale osservata in circa un terzo di pazienti portatori di questa patologia.

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