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Il meccanismo dell’atassia di Friedreich

La mancata sintesi di una proteina mitocondriale non è dovuta all’anomalo impaccamento della cromatina in corrispondenza del gene difettoso, ma proprio all’eccesso di ripetizioni nucleotidiche che lo caratterizzano

L’atassia di Friedreich – caratterizzata da una atrofia degenerativa di parte del midollo spinale con progressiva perdita di sensibilità, e debolezza muscolare, e spesso associata a cardiopatia – è una malattia neurodegenerativa autosomica recessiva che, con una prevalenza compresa fra un caso su 50.000 e uno su 29.000, rappresenta l’atassia ereditaria più comune.

La malattia è provocata da una deficienza di frataxina, una proteina essenziale per il metabolismo del ferro all’interno dei mitocondri, la centrale energetica della cellula. E infatti cellule nervose e cardiache, che sono quelle che hanno un fabbisogno particolarmente elevato di energia, sono quelle che più risentono della malattia.

Il gene difettoso responsabile dell’atassia di Friedreich è stato identificato oltre vent’anni fa, ma finora il modo in cui esso inducesse la malattia era rimasto oggetto solo di ipotesi. Fra quelle più accreditate vi era quella secondo cui in seguito alla mutazione il gene non riuscisse a venire trascritto perché divenuto in qualche modo inaccessibile, a causa di un ripiegamento eccessivamente compatto della cromatina legato alla sua alterazione.

Ora, come è illustrato in un articolo pubblicato sul EMBO Molecular Medicine, il gruppo di ricerca diretto da Marc Bühler ha condotto un esperimento che ha portato a confutare questa ipotesi e a rivelare che cosa avviene nell’atassia di Friedreich.

In particolare, hanno confermato che nei pazienti sofferenti di questa malattia nel gene che codifica la frataxina si rilevano ripetizioni nucleotidiche fino a mille volte, laddove nei soggetti normali non si va oltre le 30, e che sono proprio tali ripetizioni inducono una erronea trascrizione del gene in RNA messaggero, con un suo possibile troncamento prematuro.

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