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Il recettore che accomuna creativita’ e follia

Genio e follia: questo binomio spesso abusato pare però abbia perfino una sia pur parziale radice biologica. L’accostamento fatto da una recente ricerca non riguarda tanto la eventuale sregolatezza del grande talento, ma la capacità di creare associazioni d’idee insolite, che nel caso del genio sono creative.

La creatività può essere definita come la capacità di produrre un lavoro che sia allo stesso tempo nuovo e significativo, opposto cioè tanto al banale quanto alla semplice bizzarria. Per valutare le differenze individuali nella creatività si ricorre ai test per il pensiero divergente, che in genere richiedono di trovare risposte nuove e sensate alle situazioni problematiche proposte.

La creatività appare peraltro correlata ad alcuni tratti della personalità, come l’apertura alle esperienze; inoltre è stato osservato che le persone altamente creative appartengono più spesso a famiglie in cui qualche membro ha sofferto di disturbi mentali.

I meccanismi cerebrali responsabili di questa correlazione sono stati peraltro finora oscuri, ma ora una ricerca condotta presso il Karolinska Institutet epubblicata sulla rivista on line PloS ONE, inizia a chiarirli: “Studiando il cervello e in particolare i recettori D2, abbiamo mostrato che il sistema dopamminergico di persone sane e altamente creative ha alcune somiglianze con quello di chi soffre di schizofrenia”, ha detto Fredrik Ullén, che ha diretto lo studio.

“Lo studio mostra che le persone fortemente creative che hanno buone prestazioni nei test sul pensiero divergente hanno anche una bassa densità di recettori D2 nel talamo rispetto a persone che appaiono meno creative. E’ noto che anche gli schizofrenici hanno una bassa densità di recettori D2 proprio in questa regione del cervello, suggerendo una sorta di legame fra creatività e schizofrenia.”

Il talamo svolge una funzione analoga a un relé che filtra l’informazione prima che essa arrivi alle aree della corteccia, che sono responsabili, fra l’altro, della cognizione e del ragionamento.

“L’esistenza di meno recettori D2 nel talamo implica con tutta probabilità un minore filtraggio dei segnali, e quindi un maggiore flusso di informazioni dal talamo”; e ciò darebbe conto del meccanismo sottostante alla capacità di vedere molti collegamenti insoliti in una situazione di problem solving nelle persone creative, e le bizzarre associazioni nel malato mentale.

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