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Progetto europeo EPITHERAPY per comprendere demenza negli anziani

La perdita di memoria legata all’età è una condizione debilitante che rappresenta un pesante fardello personale e sociale. Tuttavia, i risultati promettenti del progetto EPITHERAPY (“An epigenetic approach towards the recovery of neuronal network plasticity and cognitive function in neurodegenerative”), finanziato dall’UE, suggeriscono che siamo sempre più vicini a comprendere la demenza negli anziani, nonché allo sviluppo di un farmaco per potenziare la memoria. I risultati sono pubblicati nella rivista Science.

Più di 7 milioni di europei sono colpiti da demenza, una malattia causata principalmente da malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer o la malattia di Huntington. La demenza colpisce le aree cognitive, tra cui la memoria, l’attenzione, il linguaggio e la risoluzione di problemi, e nelle sue fasi successive si traduce spesso in disorientamento. Nonostante la grande mole di ricerche fino ad oggi compiute, non esiste una cura.

Gli esperti prevedono che il numero di europei colpiti da demenza raddoppierà fino a raggiungere i 14 milioni entro il 2025. Questo significa una qualità di vita compromessa per una larga maggioranza di persone, ma altresì un costo economico rilevante per l’Europa.

Il declino cognitivo, legato soprattutto alla memoria, fa comunque parte dell’invecchiamento, scrive il dottor J. David Sweatt della University of Alabama a Birmingham (UAB), negli Stati Uniti, il cui lavoro è pubblicato su Science accanto a quello svolto da ricercatori europei sullo stesso argomento. “Infatti, la verità è che il declino cognitivo legato all’età inizia probabilmente quando si stanno per raggiungere i cinquant’anni. Questo deterioramento è particolarmente pronunciato nella memoria dichiarativa – la capacità di ricordare fatti ed esperienze”, aggiunge il dottor Sweatt, presidente del Dipartimento di Neurobiologia dell’UAB.

Per il dottor Sweatt e i suoi colleghi europei, la grande promessa di arrestare la perdita di memoria (e perfino di migliorare la memoria nei modelli animali) risiede nei farmaci noti come inibitori delle istone deacetilasi.

“È una vera e propria prova di concetto”, ha detto il dottor Sweatt. “Abbiamo studiato gli inibitori delle istone deacetilasi per circa 10 anni. Gli studi svolti nel nostro laboratorio e altrove hanno fortemente suggerito che questi farmaci potrebbero invertire la disfunzione di memoria associata all’invecchiamento”.

Le scoperte del team europeo, guidato dal dottor Shahaf Peleg dell’Università di Göttingen, in Germania, integrano e supportano il lavoro svolto in precedenza nel laboratorio del dottor Sweatt. Nell’ambito del progetto EPITHERAPY, la squadra del dottor Peleg ha osservato l’impatto positivo degli inibitori della istone deacetilasi in modelli murini.

“I nuovi risultati dal gruppo di Peleg costituiscono un’importante prova di principio che potrebbe trattarsi di una soluzione valida per interventi terapeutici per l’invecchiamento”, ha spiegato il dottor Sweatt, aggiungendo che occorrono ulteriori ricerche per stabilire se i risultati provocano la formazione della memoria nell’uomo.

“Si spera che questi studi portino a strategie di prevenzione più efficaci per migliorare la qualità della vita delle persone anziane, nonché contribuiscano ad una migliore comprensione della memoria”, conclude lo scienziato americano.

Il progetto EPITHERAPY è stato finanziato dalla rete NEURON (“Network of European funding for neuroscience research”), che fa parte del programma ERA-Net (European Research Area-Network) dell’UE. L’obiettivo di NEURON è di collegare i programmi europei nazionali di finanziamento della ricerca e le attività di finanziamento nel campo delle neuroscienze legate alle patologie. NEURON, che dovrebbe concludersi nel dicembre 2010, ha ricevuto finanziamenti per 2,7 milioni di euro attraverso il Sesto programma quadro (6° PQ) dell’UE.

Oltre all’Università di Göttingen, al progetto EPITHERAPY hanno collaborato ricercatori del Centre national de la recherche scientifique (CNRS), in Francia, e dell’Universidad Miguel Hernández in Elche, in Spagna.

Per maggiori informazioni, visitare:

NEURON:
http://www.neuron-eranet.eu/

Science:
http://www.sciencemag.org/

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