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Sono quattordici mila i cordoni conservati all’estero. Perche’ si puo’ fare


Nel 2009 sono stati 1.400 i pazienti con malattie del sangue curati con il trapianto di staminali emopoietiche. Ma sono pochi i cordoni che restano in Italia, perché molte coppie preferiscono affidare a una banca estera la speranza di poter curare i propri figli in caso di necessità. La legge infatti consente la donazione delle cellule ma non la conservazione per se stessi
All’estero si può fare. Per questo chi vuole conservare il cordone ombelicale va principalmente in Svizzera o a San Marino. Perché la legge italiana consente sì di donare le cellule staminali emopoietiche contenute nel sangue del cordone ombelicale, ma vieta di ‘metterle in banca’ per un futuro, eventuale uso personale. Il problema, però, è che questo resta l’obiettivo principale dei genitori italiani.

A confermarlo sono le cifre. Dal 2008 ad oggi i “campioni” raccolti sono passati da 11.517 a 16.207 e di questi ben 14mila (contro i 10.458 di due anni fa) sono stati affidati a centri di conservazione esteri.

I numeri ufficiali arrivano dal congresso del Gruppo italiano trapianti di midollo osseo appena concluso a Bologna. I valori reali probabilmente sono più alti almeno di un terzo. Molti infatti utilizzano gli appositi kit, facilmente reperibili anche su Internet, che consentono di prelevare, impacchettare e spedire il proprio cordone saltando il passaggio burocratico del nulla osta richiesto dalla legge italiana per la “esportazione”.

Sul fine del trapianto – autologo o allogenico? – anche la comunità scientifica è divisa. In attesa dei progressi della ricerca, molti sconsigliano sconsigliano le esportazioni all’estero perché ritengono comunque poco sicura la conservazione dei campioni per lunghi periodi: “Le staminali emopoietiche – si è detto al convegno bolognese – conservate per più di 20 anni potrebbero perdere le proprie caratteristiche e funzioni; quelle finora utilizzate e testate sono state congelate non oltre 15 anni fa”.

Le cellule del cordone funzionano se donate perché sono caratterizzate dalla cosiddetta ‘immaturità immunologica’ e per questo consentono di effettuare il trapianto anche quando i soggetti non sono perfettamente identici, superando così il limite della istocompatibilità.
La Repubblica

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