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Deformita’ post-traumatiche e tumori vertebrali: a Bologna incontro con i maggiori esperti a livello internazionale

  Nel corso dell’evento, che si terrà a Bologna il 18 e 19 giugno 2010, il dottor Stefano Boriani, Direttore della Struttura complessa di Chirurgia Vertebrale Oncologica e Degenerativa dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, centro d’eccellenza in Italia per le patologie della colonna vertebrale, parlerà anche di uno degli approcci chirurgici di maggiore successo per intervenire sui tumori spinali, la resezione in blocco, e dei vantaggi in termini di riduzione del rischio di “recidive”.

Bologna, 16 giugno 2010 – Le deformità post-traumatiche e i tumori vertebrali, dall’analisi dei casi clinici alle opzioni terapeutiche all’avanguardia: questi i temi dell’incontro internazionale ‘Post-traumatic deformities and tumors’, che si terrà il 18 e 19 giugno prossimi presso il Centro Congressi Codivilla Putti di Bologna. Il convegno, sponsorizzato da Medtronic, azienda leader nel campo delle tecnologie medico-terapeutiche, sarà presieduto da uno dei maggiori esperti del settore a livello internazionale, il dottor Stefano Boriani, Direttore della struttura complessa di chirurgia vertebrale Oncologica e Degenerativa dell’istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, e costituirà l’occasione per discutere su alcune patologie della colonna vertebrale che maggiormente incidono sulla qualità di vita dei pazienti, a causa del forte dolore, della ridotta mobilità, delle complicazioni neurologiche che comportano.

Ciascuna giornata del convegno sarà dedicata ad uno dei due temi in programma: ogni sessione verrà aperta con la presentazione del problema, a cui seguirà la sezione evidence based, ovvero l’analisi e discussione dei casi clinici specifici.

Sabato 19 giugno il dottor Boriani parlerà del trattamento dei tumori primari della colonna vertebrale, focalizzando l’attenzione sulla tecnica chirurgica della resezione in blocco, una delle strategie terapeutiche che negli ultimi anni ha ottenuto le maggiori evidenze scientifiche in termini di appropriatezza della cura.  “L’intervento prevede l’asportazione chirurgica totale in un blocco unico della neoplasia, incapsulata in un margine circonferenziale di tessuto sano e la successiva stabilizzazione dei segmenti della colonna interessanti. In questo modo, abbiamo verificato che, isolando la neoplasia ed effettuando la resezione completa si riduce notevolmente il rischio di recidiva del tumore e in molti casi si può ottenere un significativo miglioramento della prognosi. Molti tumori primitivi sono infatti mortali, ma questa tecnica, in alcuni casi associata a chemioterapie e radioterapia, consente di ottenere sopravvivenze lunghissime e anche la guarigione. Questa tecnica, tuttavia, non sempre è praticabile, perchè ci sono casi in cui il tumore è aderente o invade strutture vitali o funzionalmente irrinunciabili, come l’aorta o il midollo spinale. In queste situazioni, infatti, con questa tecnica si provocano danni collaterali molto gravi. Si deve quindi procedere con una valutazione caso per caso se vale la pena sacrificare funzionalità importanti”

Nel 2009 è stato completato uno studio condotto su 1072 pazienti affetti da tumori vertebrali trattati negli ultimi vent’anni presso l’Ospedale Maggiore e l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, di cui 95 trattati chirurgicamente per tumore primitivo con la tecnica della resezione in blocco. Dopo oltre due anni di follow up, i vantaggi relativi all’adozione della resezione sono stati notevoli, soprattutto nella riduzione del rischio di “recidive” locali. La recidiva locale del tumore sembra inoltre essere strettamente correlata alla qualità e integrità dei margini che si riescono ad ottenere durante l’aportazione del tumore.

Proposta per la prima volta negli anni Settanta, la resezione in blocco è una procedura chirurgica di grande complessità, che richiede una preparazione specifica da parte di specialisti esperti: in Italia è praticata in pochissimi centri, tra cui il reparto di Chirurgia vertebrale oncologica e degenerativa dell’Istituto Ortopedico Rizzoli.

“La validità del trattamento è ulteriormente testimoniata dalla possibilità di trattare alcuni tumori maligni molto insidiosi, di solito letali, come il sarcoma di Ewing e l’osteosarcoma – continua Boriani – per queste patologie, la combinazione della resezione in blocco con i protocolli standard di radio e chemioterapia può aumentare in modo significativo la percentuale di sopravvivenza del paziente. Tuttavia, affinché l’intervento della resezione in blocco risulti efficace, il tessuto invaso dal tumore non deve essere mai entrato in contatto con le strutture circostanti, nemmeno nelle fasi iniziali di accertamento tramite biopsia  – conclude Boriani – Per questo è di solito consigliabile che il paziente, una volta diagnosticata la patologia, sia seguito sin dall’inizio in un centro altamente specializzato”

Un ulteriore fattore essenziale per il successo dell’intervento è l’utilizzo di sistemi di stabilizzazione ad alta tecnologia: i più innovativi sono costituiti da viti peduncolari e barre di stabilizzazione in lega di titanio, che consentono di immobilizzare il tratto della colonna vertebrale interessato che può andare incontro ad instabilità dopo la resezione radicale della neoplasia.

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