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Allarme depressione: riguarda un italiano su quattro

Una diagnosi precoce può significare la salvezza per molti depressi ed il primo che può accorgersi dell’insorgere della malattia è il medico di famiglia, in costante contatto con i cittadini. Proprio per questo la SIF, Società Italiana di Farmacologia, insieme alla SIP, Società Italiana di Psichiatria, e alla SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, ha realizzato la prima ricerca in grado di fornire uno strumento diagnostico pratico a disposizione del medico di medicina generale. A partire dal mese di aprile 2007 e fino alla scorsa primavera, 160 ambulatori di medici di medicina generale hanno avuto a disposizione per la prima volta uno strumento pratico elaborato da tutti gli specialisti per comprendere la percezione della qualità di vita da parte di 1.600 pazienti a rischio depressione. Si tratta di un questionario relativo a umore, sintomi somatici e terapie, farmacologiche e non. Dalla capacità di movimento alla cura della persona, dalle attività abituali ai fastidi, dalla tristezza agli scoramenti ed alla visione del futuro, dall’analisi degli errori commessi nella vita al grado di soddisfazione raggiunta, dai sensi di colpa alle delusioni.
“Questo lavoro conferma che la diagnosi precoce permette di proteggere il cervello da danni morfologici irrimediabili, come la totale atrofizzazione dei neuroni, estremamente grave e difficilmente recuperabile” – afferma il professor Giovanni Biggio, Presidente della SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia – “Purtroppo risulta molto difficile riconoscere i sintomi della malattia, i quali, molto spesso, non vengono collegati al mal di vivere”.

“La difficoltà della diagnosi nasce dalle dichiarazioni dei pazienti che riferiscono malesseri che sono in realtà una somatizzazione del mal di vivere” – precisa il professor Eugenio Aguglia, Presidente Eletto della SIP, Società Italiana di Psichiatria – “Un fenomeno, questo, che nasce nel cervello e si sposta nelle zone periferiche, generando così stati d’ansia nel malato, che da solo non riconosce la depressione”. Questa malattia, infatti, si manifesta principalmente con diversi sintomi, non spiegati, che vengono osservati nei seguenti ambulatori: gastroenterologia (54%), neurologia (50%), cardiologia (34%), reumatologia (33%) e ortopedia (30%), come risulta dalla ricerca pubblicata di recente sul British Medical Journal.
Oltre il 50% dei pazienti depressi prova dolore: le localizzazioni più frequenti sono la testa (60%), il dorso (28%), il torace/addome (20%), il collo (11%), le articolazioni (9%) e le spalle (8%), come emerge anche da un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica American Journal of Psychiatry. Il legame tra sintomo psichico e fisico sembra essere molto forte, tanto che l’American Psychiatric Association ha redatto un elenco delle principali connessioni: fra i sintomi psichici più diffusi annovera il pessimo umore, la debolezza, la bassa autostima, alcuni disturbi di memoria, l’ansia e la difficoltà di concentrazione; ad essi si legano cefalea, insonnia, affaticamento, vertigini, dolori addominali, disturbi gastrointestinali e disfunzioni della sfera sessuale.
La depressione interessa oggi il 10% della popolazione italiana, quindi circa sei milioni di persone. Considerando anche i malati non diagnosticati, che soffrono in silenzio, il numero cresce. “Quando la malattia non viene riconosciuta dal medico di famiglia, primo interlocutore del cittadino spesso al paziente vengono prescritti ansiolitici che agiscono come effetto tampone senza risolvere il problema e possono creare dipendenza” – conclude il dottor Claudio Cricelli, Presidente della SIMG, Società Italiana di Medicina Generale.
Complessivamente, quindi, soffrono di depressione, in forma più o meno evidente, circa 15 milioni nel nostro Paese. Ciò significa che un italiano su quattro è a rischio.
Ed in futuro le cose non andranno meglio. Nel 2020 la depressione sarà la seconda malattia invalidante nel mondo e la prima per diffusione: potrebbe colpire il 20% della popolazione, considerando esclusivamente i pazienti diagnosticati ed in cura. Tutto ciò anche a seguito dell’aumento della sensibilità al problema da parte di cittadini e della classe medica, ma soprattutto del cambiamento degli stili di vita, con gli stress e le problematiche di una società che corre.

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