Nel giorno delle professioni i f…

Roma, 1° marzo 2012 - Il …

Disturbi del sonno: potrebbe ess…

Studio della Harvard Medi…

Morte neuronale: il ruolo crucia…

La comprensione del ruolo…

La memoria e le capacità rievoca…

Il migliore fattore predi…

Tumori prostatici: nanoparticell…

Una nuova strategia che, …

Contro i virus non sempre è nece…

Una sperimentazione sui t…

Medicina rigenerativa: cellule e…

[caption id="attachment_8…

A Valenza una giornata di inform…

Mercoledì 13 aprile, a Va…

Farmaci innovativi sul territori…

Roma, 6 novembre 2014. “A…

Cancro: terapia col virus "Rigvi…

Stranamente, i malati di …

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Alzheimer: alla radice della malattia anche uno squilibrio di metalli necessari per funzioni cerebrali

Scienziati australiani hanno compiuto un importante passo nella conoscenza del morbo di Alzheimer, una condizione che descrivono come un accumulo di ‘ruggine’ nel cervello. Secondo la ricerca guidata dal professore di patologia dell’universita’ di Melbourne, Ashley Bush, alla radice della malattia degenerativa di cui soffre il 10% degli ultrasessantenni, vi e’ uno squilibrio nelle proporzioni dei metalli necessari per una sana funzione cerebrale.

Nella ricerca pubblicata sulla rivista Cell, tale squilibrio viene attribuito all’impropria elaborazione di zinco e di ferro da parte del cervello. ”Il cervello nel morbo di Alzheimer e’ in condizioni di catastrofe ed e’ molto difficile individuare con precisione come abbia cominciato a peggiorare”, scrive Bush. Questa ricerca pero’ scioglie un serie di nodi e mette in luce una particolare sequenza che coinvolge questi due metalli.

Lo studio si e’ concentrato sulla complessa relazione fra la proteina precursore dell’amiloide (App) e il suo prodotto amiloide in cui si scompone, insieme a zinco e ferro. Poiche’, come e’ stato osservato, lo zinco si accumula nell’amiloide, esso impedisce all’App di svolgere il compito vitale, e prima d’ora sconosciuto, di esportare il ferro dai neuroni cerebrali. Questo causa un accumulo di ferro nella materia grigia, spiega lo scienziato, causando stress ossidanti che possono uccidere i neuroni.

”Si puo’ dire quindi che la perdita di funzioni mentali sia causata, in senso chimico, da ruggine nel cervello. In maniera simile alla vera ruggine, comporta infatti una combustione anormale di ossigeno e ferro”, spiega ancora. ”Il cervello e’ un organo inusuale in quanto contiene concentrazioni molto alte di metalli, che usa per i suoi processi chimici elettrici”. Il prof. Bush e’ cofondatore della ditta di biotecnologia Prana, che sta sviluppando un nuovo farmaco detto PBT2, attualmente in fase di sperimentazione clinica, che mira a ripristinare i normali livelli e distribuzione dei metalli nel cervello. (ANSA)

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi