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I micobatteri all’interno dei macrofagi: meccanismo da comprendere per lotta contro tubercolosi

La comprensione dei meccanismi in atto offre la possibilità di sfruttare nuovi bersagli terapeutici nella lotta alla tubercolosi

I micobatteri sopravvivono, e prosperano, all’interno dei macrofagi, le cellule del sistema immunitario che solitamente fagocitano e distruggono i batteri all’interno di apposite strutture dette fagosomi. Anche M. tuberculosis viene aggredito e fagocitato dai macrofagi, ma in qualche modo è in grado di bloccare la maturazione dei fagosomi e sopravvivere. La comprensione dei meccanismi con cui ciò avviene può aprire le porta a nuovi trattamenti terapeutici e gettare luce su quelli che consentono ad alcuni microrganismi di svolgere la loro azione di parassitismo intracellulare.

Un passo importante in questa direzione è stato realizzato dai ricercatori dell’Istituto Pasteur a Seoul e a Parigi e dell’Istituto farmacologia e biologia strutturale di Tolosa, che in merito firmano un articolo pubblicato sulla rivista PLoS Pathogens.

I ricercatori hanno messo a punto un nuovo tipo di saggio con il quale hanno generato 11.000 mutanti del ceppo Pechino di M. tuberculosis successivamente testati alla ricerca dei geni coinvolti nel blocco della maturazione dei fagosomi. Il ceppo M. tuberculosis Pechino è stato associato a recenti epidemie di tubercolosi in forma violenta e resistente a più farmaci.

La metodologia di sreening sviluppata “consente una rigorosa selezione dei mutanti che hanno la più pronunciata localizzazione subcellulare all’interno dei compartimenti intracellulari acidi grazie all’uso di una tecnica di visualizzazione confocale automatizzata. Il nostro approccio può esssere utile per identificare i geni della virulenza anche in altri patogeni”; ha detto Priscille Brodin, prima firmataria dell’articolo.

I ricercatori hanno identificato 10 distinti mutanti solo uno dei quali era precedentemente noto per essere coinvolto nell’arresto della maturazione dei fagosomi. La ricerca ha inoltre mostrato che la biosintesi di particolari glicolipidi contenenti acil-trealosio appariva alterata, facendo ipotizzare ai ricercatori che queste molecole abbiano un ruolo critico per la protezione intracellulare dei micobatteri.

“Il nostro studio ha svelato il ruolo di nuove molecole lipidiche nel parassitismo intracellulare dei micobatteri. Questo definisce un potenziale nuovo obiettivo terapeutico, un fatto importante se si considera l’attuale emergenza di ceppi che provocano tubercolosi resistenti a molti farmaci antitubercolari”, ha osservato Olivier Neyrolles, uno dei coordinatori della ricerca. “Inoltre, il saggio che abbiamo messo a punto può essere facilmente adattato allo screening di nuovi antimicrobici”, ha concluso la Brodin.

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