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Quando la risposta immunitaria e’ piu’ devastante

A differenza dei normali antigeni possono legarsi in più punti ai recettori dei linfociti T, riuscendo ad attivane un numero esorbitante

I super-antigeni prodotti da alcuni stafilococchi e da altri microrganismi agiscono in un modo molto più complesso di quanto ritenuto finora,. A mostrarlo è una ricerca condotta da ricercatori dell’Università di Göteborg, in Svezia, che la illustrano in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Communications.

“I super-antigeni hanno una notevole capacità di disturbare il sistema immunitario del corpo”, osserva Karin Lindkvist, che ha diretto lo studio. “Se si viene infettati da batteri che esprimono super-antigeni, il sistema immunitario risponderà con una forza tale da far ammalare. Il nostro studio mostra che essi attivano il sistema immunitario in un maggior numero di modi di quanto precedentemente ritenuto.”

Una normale infezione virale innesca l’attivazione di circa lo 0,0001 per cento delle cellule natural killer del corpo, sufficienti a distruggere il virus. Se si incorre però in un batterio che produce super-antigeni, si scatena l’attivazione addirittura dal 5 al 20 per cento delle cellule T del corpo. Una simile risposta immunitaria determina in genere uno stato patologico, fra i cui sintomi più comuni vi è febbre elevata e una fortissima nausea.

E’ ben noto inoltre che i super-antigeni sono in grado di provocare effetti tossici simili a quelli della sindrome da shock tossico. Secondo alcuni autori essi potrebbero essere anche coinvolti nella genesi di patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide. Per questa ricerca gli scienziati hanno utilizzato tossine che agiscono come super-antigeni prodotte da un ceppo di Staphylococcus aureus.

“Studiando come i super-antigeni attivano il sistema immunitario attraverso le cellule T, siamo stati in grado di mostrare che essi si legano a più di una parte del recettore di quelle cellule. Si tratta di un’importante scoperta per la comprensione della funzione biologica dei super-antigeni e per lo sviluppo futuro di un vaccino contro di essi. Non abbiamo ancora verificato se altri super-antigeni possono attivare le cellule T allo stesso modo, ma è ragionevole presumere di sì”, ha detto Lindkvist.

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