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La pillola magnetica ‘comandata’

Guidare una pillola là dove l’assorbimento del suo principio attivo è massimo e tenercela per il tempo ottimale. È quanto sono riusciti a fare un gruppo di ricercatori della Brown University che ha messo a punto un sistema di controllo magnetico delle pillole ingerite che permette di evitare l’oscillazione delle quantità di farmaco realmente assorbite in seguito all’assunzione orale.

Il sistema, descritto in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences e finora testato sui ratti, potrebbe tornare utile nel trattamento di alcune patologie, come il cancro o il diabete, ma soprattutto permetterà un’accurata analisi dei meccanismi di assorbimento dei diversi farmaci e della progettazione di formulazioni in grado di venire assorbite nel punto dell’intestino migliore possibile.

“Con questa tecnologia possiamo sapere dove si trova la pillola, prelevare campioni di sangue e sapere esattamente se è là dove viene massimizzata la sua biodisponibilità”, ha detto Edith Mathiowitz, che ha diretto la ricerca.

Il sistema è composto da capsule di gelatina apparentemente convenzionali, in cui è però presente un minuscolo magnete, e da un magnete esterno che è in grado di percepire con precisione le forze che agiscono sulla capsula far sì, se serve, di mantenerla nella sede più appropriata.

Tentativi di guidare magneticamente i farmaci erano già stati studiati in passato, ma questa è la prima volta che è possibile ocntrollare le forze che agiscono su di essi in un modo che garantisca la sicurezza dle paziente.

“La cosa più importante è riuscire a monitorare le forze che si vogliono esercitare sulla pillola in modo da evitare danni ai tessuti circostanti. Se si applica una forza superiore a quella minima indispensabile la capsula può essere spinta verso il magnete esterno e creare dei problemi”, ha spiegato Mathiowitz.

“La sfida più complessa è stata quella di quantificare il range della forza necessaria a mantenere la pillola magnetica nell’intestino tenue e costruire un’apparecchiatura che potesse mantenerla in quel range”, ha spiegato Bryan Laulicht, che ha partecipato alla messa a punto del sofisticato sistema di controllo computerizzato richiesto.

Sperimentata sui ratti, la nuova tecnica ha permesso di mantenere in sede la capsula per due ore applicando una forza che determinava sulla parete intestinale una pressione inferiore a un sessantesimo di quella che avrebbe potuto indurre dei danni.

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