Peptide antibatterico prossima a…

[caption id="attachment_8…

Divisione cellulare: svelato il …

[caption id="attachment_5…

Il fumo passivo pericoloso anche…

[caption id="attachment_8…

Morbo di Parkinson: trovato nuov…

Nuove prove di un legame …

Come gruppi specifici di neuroni…

Nella nostra mente ogni c…

Studio svela come i globuli bian…

[caption id="attachme…

Batteri probiotici e formaggi: u…

[caption id="attachment_8…

Due geni responsabili di un'alle…

[caption id="attachment_…

Melanoma: terapie differenziate …

Uno studio dell'Icb-Cnr d…

Uno studio rivela che l'aria è p…

[caption id="attachment_1…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Neuroni a ritmo che scandiscono la memoria

C’e’ del ritmo anche nel nostro cervello. Quando i neuroni comunicano tra loro, si crea un’attivita’ ritmica, dove il tempo e’ scandito dall’interazione di alcuni tipi di neuroni che non eccitano altre cellule, ma inibiscono la loro attivita’.

Questo tipo di cellule ‘inibitorie’, i ‘neuroni metronomo’, agiscono in modo veloce ed efficiente e sono cruciali per la formazione della memoria, in particolare quella spaziale. A spiegarlo e’ uno studio pubblicato sulla rivista ‘Nature neuroscience’.
Gli scienziati dell’universita’ di Friburgo e dell’Imperial College di Londra lo hanno scoperto spegnendo i ‘metro-neuroni’ e osservando le conseguenze sulla memoria dei topi. Cosi’ hanno visto che la memoria di lavoro dipende molto dalle cellule inibitorie veloci, mentre la memoria spaziale opera indipendentemente da questi metronomi neuronali, che si trovano nell’ippocampo del cervello, area centrale per la formazione della memoria spaziale.

Quando i neuroni erano spenti, i topi si sono comportati in modo normale, ma se dovevano affrontare compiti di orientamento, che richiedevano la memoria di lavoro funzionale, allora iniziavano a sbagliare piu’ degli altri. Fino ad ora, le disabilita’ della memoria di lavoro, comuni anche alla schizofrenia, erano state attribuite a disfunzioni dei neuroni inibitori nella corteccia prefrontale. Secondo gli scienziati, questa malattia puo’ essere quindi in parte ricondotta a un cambiamento nella funzione di questi neuroni nell’ippocampo. Per approfondimenti

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!