Colon-retto: tratto esposto a ma…

Ricercatori dell'Universi…

La PET regala le immagini del re…

Una nuova ricerca basata …

Come bloccare infiammazione e in…

Scienziati scoprono il mo…

Eccessiva cottura della carne: s…

La carne grigliata o frit…

Osservatorio oncogeriatrico: per…

La vecchiaia inizia a 70 …

FedEmo chiede giustizia al Gover…

Roma, 17 dicembre 2012. I…

Una lente innovativa per ritrova…

Grazie a un’innovativa le…

Progetto Athena scopre il segret…

Ricercatori del progetto …

Distrofia miotonica: neutralizza…

[caption id="attachment_1…

Endometriosi severa: fertilità a…

la conservazione degli ov…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Neuroni a ritmo che scandiscono la memoria

C’e’ del ritmo anche nel nostro cervello. Quando i neuroni comunicano tra loro, si crea un’attivita’ ritmica, dove il tempo e’ scandito dall’interazione di alcuni tipi di neuroni che non eccitano altre cellule, ma inibiscono la loro attivita’.

Questo tipo di cellule ‘inibitorie’, i ‘neuroni metronomo’, agiscono in modo veloce ed efficiente e sono cruciali per la formazione della memoria, in particolare quella spaziale. A spiegarlo e’ uno studio pubblicato sulla rivista ‘Nature neuroscience’.
Gli scienziati dell’universita’ di Friburgo e dell’Imperial College di Londra lo hanno scoperto spegnendo i ‘metro-neuroni’ e osservando le conseguenze sulla memoria dei topi. Cosi’ hanno visto che la memoria di lavoro dipende molto dalle cellule inibitorie veloci, mentre la memoria spaziale opera indipendentemente da questi metronomi neuronali, che si trovano nell’ippocampo del cervello, area centrale per la formazione della memoria spaziale.


Quando i neuroni erano spenti, i topi si sono comportati in modo normale, ma se dovevano affrontare compiti di orientamento, che richiedevano la memoria di lavoro funzionale, allora iniziavano a sbagliare piu’ degli altri. Fino ad ora, le disabilita’ della memoria di lavoro, comuni anche alla schizofrenia, erano state attribuite a disfunzioni dei neuroni inibitori nella corteccia prefrontale. Secondo gli scienziati, questa malattia puo’ essere quindi in parte ricondotta a un cambiamento nella funzione di questi neuroni nell’ippocampo. Per approfondimenti

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi