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SIN per la Sclerosi multipla: gravidanza ed esposizione ad Interferone β

SM e gravidanza: da una ricerca condotta dal Gruppo di Studio SM della SIN – Società Italiana di Neurologia- emerge che l’esposizione a Interferone β fino a quattro settimane dal concepimento è relativamente sicura


Roma 15 febbraio 2011 – E’ oggi noto che l’incidenza della Sclerosi Multipla tra le donne in età riproduttiva è molto elevata: si stima che circa 2 milioni di persone al mondo ne soffrano, con frequenza due volte superiore nelle donne rispetto agli uomini.  Fortemente sentita e diffusa è l’esigenza tra le pazienti, future mamme, in cura con Inteferone β  – un farmaco modificante il decorso della malattia – di conoscere gli effetti di tale terapia sulla gravidanza, i rischi legati all’esposizione del farmaco, la necessità o meno di sospendere il trattamento prescritto per il controllo della Sclerosi Multipla, o addirittura di sospendere la gravidanza, per scongiurare effetti sul feto esposto in utero.
Il gruppo di studio SM-SIN – Società Italiana di Neurologia – coordinato dalla professoressa M.P. Amato, neurologa presso il Dipartimento di Neurologia dell’Università di Firenze, ha condotto una ricerca per valutare l’andamento della gravidanza e le conseguenze per il feto dell’esposizione in utero a Interferone β, valutando inoltre rischio di aborto spontaneo.

Le pazienti intervistate sono state suddivise in due gruppi: un gruppo costituito da pazienti che avessero sospeso l’ IFN- β a meno di quattro settimane dal concepimento e quindi considerate “esposte” al farmaco ed un gruppo rappresentato da chi aveva sospeso la terapia più di quattro settimane prima del concepimento o che non era mai stata trattata.
Sono state analizzate 396 gravidanze di 388 pazienti, e di queste, 88 sono state classificate come “esposte” (esposizione media 4,6+/-5,8 settimane). I dati hanno mostrato che in queste pazienti la terapia non ha provocato alcun aumento di aborto spontaneo (OR 1,08, CI 95% 0,4-2.9), mentre è risultata associata con valore significativo a un peso ( PS  β – 113,8 p < 0.0001)  e a una lunghezza inferiori alla nascita (PS-adjusted β -1.102, p < 0.0001)
L’incidenza di aborto spontaneo nelle pazienti “esposte” si è collocato in un range sovrapponibile a quella della popolazione generale italiana in quello stesso periodo. L’esposizione a IFN – β e la necessità di parto con taglio cesareo sono stati i soli fattori predittivi di un parto prematuro. Nei nati dalle pazienti “esposte” non si sono registrate complicanze significative a carico del feto e, nel corso del follow up durato in media 2,1 anni, non sono state riscontrate malformazioni o anomalie dello sviluppo.
“In conclusione – ha dichiarato il professor Angelo Ghezzi, Segretario Gruppo di Studio SM-SIN-  l’esposizione a IFN β fino a quattro settimane dal concepimento è relativamente sicura e ciò rappresenta un riferimento importante per i neurologi che seguono pazienti con sclerosi multipla che progettano una gravidanza”. “Inoltre – ha concluso Ghezzi – questo studio, condotto su un’ampia casistica e con la partecipazione di molti centri clinici italiani, rafforza i dati di osservazioni precedenti condotte su piccoli numeri e dimostra l’alta qualità della ricerca italiana.”
La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci più di 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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