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Cifoplastica: tecnica veloce e mininvasiva contro fratture ossee da metastasi

Una ricerca conferma l’efficacia della cifoplastica contro le fratture ossee causate da metastasi, tumori del sangue e osteoporosi. Tecnica veloce e mininvasiva
Quando un malato è colpito da metastasi ossee la sua qualità di vita può essere gravemente compromessa. Le normali attività quotidiane possono diventare difficili a causa del dolore, il sonno si fa disturbato, così come l’appetito, e cresce il bisogno di farmaci antalgici.

Uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Lancet oncology richiama l’attenzione su una tecnica veloce e mininvasiva in grado di riparare le e di alleviare il dolore dei malati, migliorandone la mobilità e riducendo la necessità di analgesici. «La cifoplastica – spiega Primo Daolio, dell’Unità di chirurgia oncologica ortopedica al Gaetano Pini di Milano – è una metodica relativamente nuova, in uso da una decina d’anni, che si è rivelata efficace contro le fratture causate da metastasi, mieloma e linfomi, ma anche dall’osteoporosi». Consiste, in pratica, nell’introduzione nel corpo vertebrale di una sonda collegata a un palloncino. Dopo aver verificato la corretta posizione con la Tac, il palloncino viene gonfiato con una apposita apparecchiatura e in questo modo si ripristina parzialmente l’altezza della vertebra schiacciata. Infine attraverso la stessa sonda si inietta del cemento che aumenta la resistenza e mantiene la correzione ottenuta.

LO STUDIO – Fra il 2005 e il 2008 un team di ricercatori americani ha confrontato la cifoplastica con le terapie non chirurgiche considerate standard per i malati che hanno una compressione delle vertebre della spina dorsale: farmaci anti-dolore, riposo a letto, busto ortopedico e fisioterapia. «Metodi – dicono gli autori dello studio – che hanno un’efficacia limitata per cui spesso si decide, se possibile, d’intervenire chirurgicamente. Ma ora la cifoplastica si dimostra una valida alternativa da proporre a tutti i pazienti oncologici che hanno una sofferenza spinale». Durante la sperimentazione 134 pazienti oncologici sono stati sottoposti o alla nuova tecnica (70 partecipanti) o a cure non chirurgiche (64). Dopo un mese i malati appartenenti al primo gruppo mostravano dei miglioramenti nella mobilità della schiena e nella qualità di vita, mentre già dopo una settimana dichiaravano di sentire alleviato il proprio dolore. Inoltre, a fronte dei controlli eseguiti un anno dopo, la cifoplastica sembra limitare il rischio di nuove fratture. «Si tratta comunque di una metodica indicata solo in determinati casi – conclude Daolio -: è riservata a chi soffre per fratture recenti e in base a vari criteri valutati dall’équipe che segue il paziente».

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