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Nefropatia diabetica: un gene interruttore

Silenziando o inibendo l’espressione del gene si riesca a diminuire la quantità di proteine associate all’eccessivo accumulo di matrice extracellulare (ECM) nei glomeruli

Viene indicato con la sigla PVT1 il gene la cui espressione sembra ridurre la capacità di filtraggio dei reni, determinando a lungo andare l’insufficienza renale grave. A scoprirlo sono stati i ricercatori del Translational Genomics Research Institute (TGen) che firmano in proposito un articolo sulla rivista online ad accesso libero PLoS ONE.

 

Secondo quanto si legge nel lavoro, l’espressione del PVT1 aumenterebbe fino a cinque volte in risposta all’iperglicemia, una condizione che accompagna il diabete. A conferma del risultato, si è riscontrato come silenziando o inibendo l’espressione del gene si riesca a diminuire la quantità di proteine associate all’eccessivo accumulo di matrice extracellulare (ECM) nei glomeruli, che sono una delle strutture di base dell’organo di filtrazione del sangue.

 

L’accumulo di ECM in eccesso all’interno delle cellule mesangiali, che regolano il flusso di sangue nei capillari all’interno dei reni, è un marker di nefropatia, una delle principali cause della ridotta aspettativa di vita dovuta alla diffusione del diabete nella popolazione generale.

 

“L’obiettivo dello studio era l’identificazione dei possibili meccanismi molecolari mediante i quali il gene può contribuire allo sviluppo e alla progressione della nefropatia diabetica nelle cellle mesangiali”, ha commentato Johanna DiStefano, autore senior dello studio e direttore del Diabetes, Cardiovascular and Metabolic Diseases Center del Tgen. “Nonostante l’ampia diffusione della patologia e i numerosi studi a riguardo, i processi che sono alla base dell’eziologia della nefropatia diabetica rimangono scarsamente compresi”.

Il gene PVT1 – acronimo di plasmacytoma variant translocation 1 – era stato individuato dallo stesso gruppo della DiStefano come candidato per lo sviluppo dell’insufficienza renale allo stadio terminale (o ESRD). Troppo PVT1 è stato anche associato con tumori della mammella e dell’ovaio, in cui riveste un ruolo cruciale nella proliferazione senza controllo che caratterizza i tumori.

Per ridurre l’attività del gene, i ricercatori hanno utilizzato la tecnica dell’interferenza a RNA che consente di controllare quali geni sono attivi e in che misura.

In una ricerca collegata, lo stesso gruppo ha scoperto che il i PVT1 influenza l’espressione di altri geni – FN1, COL4A1 e PAI-1 – con una modalità che è almeno parzialmente indipendente dal TFFB1, un gene associato alla fibrosi tissutale.

“Il chiarimento della relazione tra TGFB1 e il PVT1 rappresenta una componente critica verso la comprensione dei meccanismi molecolari che sono alla base della regolazione dell’ECM nella nefropatia diabetica”, ha concluso Lucrecia Alvarez, che ha guidato la ricerca.

 

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