MAL DI SCHIENA: ARRIVA “MINOSSE…

Mitologia classica e tecn…

Influenza A: statine attenuano g…

Un nuovo studio Usa sugge…

Zucchero e selenio amici del cuo…

Roma, 30 dic - Zuccheri c…

Stress: compromettente per le co…

Nuove scoperte sui meccan…

Assistenza circolatoria: impiant…

E' stato effettuato a Rom…

Gravidanza: acido folico ideale …

Integratori di ferro…

Sclerosi Multipla progressiva: u…

Una molecola da speriment…

Fumo passivo e l'aumento di inci…

Tra i neonati, il fumo pa…

Cervello: funzionalità legata ai…

I livelli di acidità nell…

Ictus in gravidanza: nuovo studi…

Quello che dovrebbe ess…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Infarti ed ictus: nuove prospettive di terapie

Ricorrendo a specifici anticorpi si può bloccare l’azione dell’enzima MASP-2 che rappresenta un elemento chiave della via della lectina di attivazione del complemento

Una semplice iniezione potrebbe in futuro limitare notevolmente i danni conseguenti a un infarto o a un ictus ischemico: è questa la promessa scaturita da una ricerca condotta presso l’Università di Leicester, i cui risultati sono illustrati in un articolo pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

 

Il trattamento prospettato interferisce con la cosiddetta via della lectina di attivazione del complemento, uno dei cardini dell’immunità innata, che è responsabile della risposta infiammatoria potenzialmente devastante quando un tessuto o un organo si trova in uno stato di carenza di ossigeno in seguito al mancato afflusso di sangue legato a un’ischemia.

I ricercatori hanno in particolare identificato un enzima, MASP-2 (Mannan Binding Lectin-Associated Serine Protease-2), che si trova nel sangue e rappresenta un elemento chiave della via della lectina di attivazione del complemento.

 

Si è così riusciti a mettere a punto un modo per neutralizzare l’enzima, inattivandolo attraverso il ricorso ad anticorpi che si legano a esso. Negli esperimenti condotti sugli animali di laboratorio, una sola iniezione si è dimostrata in grado di interrompere la cascata di eventi che porta al danno tissutale, con una significativa riduzione dei danni d’organo e della mortalità.

 

“Il punto focale della nostra ricerca era quello di identificare un meccanismo chiave responsabile dell’eccessiva risposta infiammatoria che può provocare una sostanziale distruzione dei tessuti e degli organi in seguito alla temporanea carenza di afflusso sanguigno, un fenomeno fisiopatologico noto come danno da ischemia/riperfusione”, ha detto Wilhelm Schwaeble, che ha diretto la ricerca. “Limitando questa risposta infiammatoria nei tessuti deprivati di ossigeno si può migliorare drasticamente gli esiti e i tassi di sopravvivenza neo pazienti colpiti da infarto o da ictus.”

 

Da sette anni l’Università di Leicester ha sviluppato un programma di ricerca in collaborazione con la Omeros Corporation di Seattle (USA), per lo sviluppo di anticorpi utili nella ricerca e nella pratica clinica, fra i quali quelli che hanno come loro target l’enzima MASP-2.

 

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!