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Alzheimer in età giovanile: sottovalutati i sintomi

Le statistiche dimostrano come nel 38 per cento dei casi tra i primi sintomi non è presente un deficit di memoria


In più della metà dei casi di Alzheimer prima dei 60 anni viene posta inizialmente una diagnosi scorretta, a causa della diversità dei sintomi cognitivi rispetto alle forme più tardive: in particolare, i soggetti non sembrano evidenziare problemi di memoria.

È questa la conclusione di uno studio apparso sulla rivistaNeurology, organo ufficiale dell’American Academy of Neurology, in cui sono stati considerati 40 casi di Alzheimer registrati presso La banca dei tessuti neurologici dell’Università di Barcellona, in Spagna, e diagnosticati post mortem con un’autopsia. Contestualmente, sono state anche rianalizzate le informazioni riguardanti l’età di manifestazione dei primi sintomi e la storia familiare.

In circa il 38 per cento dei casi, i sintomi iniziali erano diversi dal deficit di memoria, e comprendevano disturbi del comportamento, del linguaggio e della visione, uniti a un declino delle funzioni esecutive.

Nelle persone con sintomi atipici e nessun problema di memoria, il 53 per cento ha ricevuto una diagnosi scorretta rispetto al 4 per cento di coloro che manifestavano problemi di memoria. Più nello specifico, agli stessi soggetti era stata diagnosticata nella maggior parte dei casi un altro tipo di demenza. L’aspetto più drammatico emerso dalla ricerca è che il 47 per cento dei pazienti con sintomi iniziali inusuali l’Alzheimer non era stato ancora riconosciuto al momento del decesso.

“Le persone con Alzheimer giovanile spesso sperimentano questi sintomi atipici invece che problemi di memoria, il che rende difficile porre una diagnosi accurata”, ha spiegato Albert Lladó, dell’Unità per la cura dell’Alzheimer e degli altri disturbi cognitivi dell’Hospital Clínic di Barcelona e dell’Istituto di ricerca biomedica August Pi i Sunyer (IDIBAPS) di Barcelona, in Spagna. “I biomarker della malattia di Alzheimer e di altri disturbi sono necessari per meglio riconoscere, diagnosticare e trattare la malattia di Alzheimer giovanile e per migliorare la qualità della vita dei pazienti”.

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