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Dal Nilo, sulle mummie, la storia della schistosomiasi

Già 1500 anni fa, le pratiche di irrigazione artificiale sembrano aver favorito il parassita S. mansoni, che infettava il 25 pe cento di una popolazione delal Nubia


Le mummie recuperate lungo il corso del Nilo stanno rivelando come in che modo le vecchie tecniche di irrigazione possono aver incrementato la piaga della schistosomiasi, una malattia parassitica che infetta circa 200 milioni di persone.

In circa il 25 per cento delle mummie analizzate in uno studio pubblicato sull‘American Journal of Physical Anthropology sono datate a 1500 anni fa è stato trovato il parassita Schistosoma mansoni, una specie di schistosoma associato con le più moderne tecniche di irrigazione.

La schistosomiasi è causata da un verme parassita che vive in alcuni tipi di lumache che vivono nell’acqua dolce. Il parassita può uscire dalle lumache e contaminare l’acqua e infine infettare gli esseri umani la cui pelle entra in contatto con l’acqua.

L’infezione può causare anemia e e patologie croniche, deficit della crescita e ritardo mentale, e danni agli organi. Insieme con la malaria, la schistosomiasi si situa tra le patologie parassitiche che producono i maggiori danni socio-economici del mondo.

Fin dagli anni Venti del Novecento, tracce di schistosomiasi sono state rilevate nelle mummie nella regione del fiume Nilo, ma solo in anni recenti si è resa disponibile l’analisi degli antigeni e gli anticorpi di alcuni individui.

In quest’ultimo studio, sono stati analizzati i campioni di tessuti essiccati di due popolazioni nubiane: si tratta della popolazione Kulubnarti vissuti 1200 anni fa, durante un’era in cui le inondazioni del Nilo raggiunsero la loro massima altezza ma della quale mancano le prove archeologiche di irrigazioni. La popolazione di Wadi Halfa è vissuta invece più a sud, 1500 anni fa, quando le altezze medie del fiume erano minori. Le prove archeologiche indicano che Wadi Halfa utilizzava l’irrigazione mediante canali per diverse coltivazioni.

Le analisi mostrano in definitiva come i campioni di tessuto del 25 per cento della popolazione di Wali Halfi fosse infetta da S. mansoni, contro solo il 9 per cento di quella di Kulubnarti. L’acqua stagnante raccolta dai canali di irrigazione è particolarmente favorevole per il tipo di lumache che diffondono l’infezione da S. mansoni. Un’altra forma della malattia, Schistosoma haematobium, è diffusa da lumache che preferiscono vivere nelle acque correnti e più ossigenate.

“In precedenza, si era assunto in generale che nelle popolazioni antiche, la schistosomiasi fosse primariamente causata da S. haematobium e che S. mansoninon fosse diventato prevalente finché gli europei non sono apparsi sulla scena introducendo tecniche di irrigazione intensiva”, ha sottolineato Campbell Hibbs. “Si tratta di una sorta di visione eurocentrica, che presuppone la responsabilità delle sole tecniche moderne di irrigazione”.

Grazie a un’analisi estensiva, i ricercatori hanno anche documentato come già 2000 anni fa, fosse disponibile un antibiotico: i nubiani infatti assumevano

 

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