Linagliptin riduce in modo signi…

I risultati degli studi…

Mele: i pediatri vigilano sull'a…

A Roma il 16 Febbraio 201…

Frammenti del virus HPV contenut…

[caption id="attachment_6…

OncofertilitĂ  nei centri pubblic…

Nella capitale l’avvi…

"Adulti e vaccinati" - Gli espe…

Censis: la polmonite an…

Il gene Notch: un terzo dei tumo…

MILANO - Si chiama Notch …

Test AIDS: scienziati del CER ne…

Due ricercatori finanziat…

Malattie Sessualmente Trasmissib…

Secondo una recente indag…

Il circuito cerebrale che ti def…

L'apprendimento e il rico…

I macachi, che solidarizzano nel…

La consolazione spontane…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Rischio infarto: si riduce del 25% con attivita’ fisica regolare e attivita’ aerobica

Camminare velocemente, quasi correre, per il tempo di una breve playlist musicale. Non è il programma di allenamento di uno sportivo ma un’indicazione elaborata dai cardiologi riabilitativi per chi è stato colpito da infarto e affronti un percorso di recupero.

I risultati definitivi dello studio italiano ICAROS (the Italian survey on CArdiac Rehabilitation and Secondary prevention after cardiac revascularization) condotto su oltre 1440 pazienti hanno infatti mostrato che svolgere un’attivitĂ  fisica riduce del 25 per cento la probabilitĂ  di un secondo evento cardiaco. I dati della ricerca sono stati discussi nel corso del congresso dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, a Firenze dall’11 al 14 maggio. “Per attivitĂ  fisica in fase di riabilitazione – afferma Marino Scherillo, presidente ANMCO – si intende un impegno di 30 minuti per 4-5 volte alla settimana con un’intensitĂ  assimilabile a quella di chi è in ritardo per un appuntamento, un passo accelerato fino alla percezione della fatica.


L’esercizio fisico migliora la capacitĂ  aerobica, ha effetti positivi sulla capacitĂ  lavorativa e riduce il rischio di nuovi infarti perchĂ© diminuisce la frequenza cardiaca aumentando allo stesso tempo la forza del cuore; inoltre, riduce i grassi nel sangue, ha effetti antipertensivi ed è un ottimo antidepressivo. Non ci sono limiti di etĂ  per cominciare a muoversi di piĂą, basta individuare i modi e i tempi giusti per ciascun paziente e seguire qualche precauzione nei soggetti piĂą fragili. Inoltre, durante il percorso riabilitativo si aiuta anche il paziente ad astenersi dal fumo, a seguire un’alimentazione sana e ad assumere le terapie raccomandate. E in chi si attiene a tutte le componenti della riabilitazione i benefici quadruplicano”. Purtroppo la realtĂ  è diversa: lo dimostrano i dati conclusivi raccolti dall’ANMCO per lo studio BLITZ4, condotto in 163 centri cardiologici su 11.706 pazienti con infarto, secondo cui molti pazienti migliorano un po’ il loro stile di vita, ma in maniera tuttora insufficiente. Il 75 per cento dei pazienti, ad esempio, dopo un infarto smette di fumare; tuttavia appena il 35 per cento cammina per 30 minuti tre volte alla settimana. Inoltre, il 25 per cento dei pazienti neanche dopo un evento simile si convince a mangiare frutta o verdura almeno una volta al giorno, solo il 45 per cento mangia pesce due volte alla settimana e il 75 per cento non lo consuma piĂą di una volta ogni sette giorni. Di conseguenza, a sei mesi da un infarto appena un paziente su tre ha la pressione arteriosa e il colesterolo nella norma, solo il 45 per cento riesce a mantenere la glicemia sotto controllo. Tutto questo inevitabilmente mette a rischio i pazienti: non a caso il 70 per cento di chi ha avuto un infarto deve nuovamente essere ricoverato in ospedale entro un anno dall’evento. Molti casi potrebbero essere evitati grazie alla riabilitazione cardiovascolare: un programma seguito con scrupolo può infatti dimezzare i ricoveri per nuovi eventi cardiovascolari. Purtroppo nel nostro Paese il ricorso alla riabilitazione è tuttora insufficiente. “Secondo i dati del BLITZ 4, solo l’8% dei pazienti che dovrebbero rientrare in un percorso di riabilitazione, effettivamente vi viene indirizzato – dice Carmine Riccio, past president IACPR-GICR (Italian Association Cardiovascular Prevention and Rehabilitation – Gruppo Italiano Cardiologia Riabilitativa) – . I dati conclusivi dello studio ICAROS, ottenuti su oltre mille pazienti di etĂ  compresa fra i 35 e i 85 anni e per la maggioranza maschi, confermano queste basse percentuali di adesione alla riabilitazione cardiologica. Questo nonostante la riabilitazione non preveda necessariamente un percorso di degenza ospedaliera; può essere svolta in ambito ambulatoriale o in day hospital in una delle oltre 200 strutture italiane che la offrono”.(ANSA).

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi