Fluoro contro carie dei bambini:…

I pediatri dovrebbero app…

Linee Guida ESPID per la polmoni…

Società Europea di Infe…

Apnea notturna e rischio di polm…

Le persone con apnea nott…

Studio GB: dimezzare rischio can…

l 40 per cento dei casi d…

L’Università di Milano-Bicocca a…

La collaborazione è stata…

Retinite Pigmentosa: oltre 250 p…

Losanna, Svizzera – 21 ge…

Troppa ammoniaca nel sangue: son…

Troppa ammoniaca nel sang…

L'importanza del sonno sulla mem…

Il sonno rafforza la memo…

Fluoro: un metodo innovativo per…

Il fluoro e' ampiame…

Colesterolo: non solo nemico del…

Colesterolo, un killer sp…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Sclerodermia localizzata: nuovi studi, nuove scoperte

La scoperta apre le porta a nuove possibili terapie alle poche attualmente disponibili per contrastare la malatia


Alcuni importanti meccanismi all’origine della sclerodermia localizzata, o morfea, sono stati chiariti da una ricerca condotta da ricercatori della Boston University School of Medicine (BUMS), che ne riferiscono in un articolo pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology.

La morfea è una patologia della pelle che ne provoca l’indurimento con la progressiva riduzione del tessuto elastico e adiposo, oltre che dei peli, delle ghiandole sudoripare e delle ghiandole sebacee. (Contrariamente alla sclerodermia sistemica, non colpisce gli organi interni.) Pur non essendo causa di morte né di invalidità, la malattia provoca notevoli problemi estetici e di immagine di sé a quanti ne sono colpiti.

La scoperta è stata fatta nel corso di una sperimentazione su una molecola, il balicatib, che è un inibitore della catepsina K, un enzima coinvolto nella distruzione della matrice ossea. In un recente trial, diversi pazienti trattati con quella la molecola, destinata a contrastare l’osteoporosi, hanno manifestato un indurimento della pelle, per lo più attorno al collo, sul torace e sull’addome. I ricercatori hanno quindi potuto stabilire che il fenomeno era ascrivibile al farmaco e a dimostrare che la catepsina K influisce non solo sulle ossa ma anche sulla pelle.

“Questa osservazione sottolinea l’importanza della degradazione del collagene intracellulare della pelle, un aspetto finora ampiamente sottovalutato”, ha detto Thomas Ruenger, docente di dermatologia al BUMS e coordinatore dello studio. “L’osservazione getta anche una luce nuova sulla comprensione dei meccanismi coinvolti nella sclerodermia localizzata. La mancata degradazione del collagene finora non era stati considerata fra le cause della malattia.”

La scoperta, osservano i ricercatori, apre le porta a nuove possibili terapie alle poche attualmente disponibili per contrastare la sclerodermia localizzata.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi