Meningite neonatale: Il quesito …

[caption id="attachment_6…

Quando il social fa del bene: su…

La community creata da Va…

Contro la salmonella arriva il p…

Si chiama Bdellovibrio ed…

Diabete: due pasti abbondanti me…

Due pasti grandi e abbond…

Con la app 'Giroclinico' la stor…

Il Policlinico di Milano …

Epilessia: scoperta nuova moleco…

[caption id="attachment_6…

Le sorprese del primo genoma di …

[caption id="attachment_7…

Gastrite e cattiva digestione po…

Pranzi e cene abbondanti …

Il potere anti-aging del cacao i…

Secondo lo studio di un'é…

Alti livelli di fruttosio posson…

[caption id="attachme…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Sclerodermia localizzata: nuovi studi, nuove scoperte

La scoperta apre le porta a nuove possibili terapie alle poche attualmente disponibili per contrastare la malatia


Alcuni importanti meccanismi all’origine della sclerodermia localizzata, o morfea, sono stati chiariti da una ricerca condotta da ricercatori della Boston University School of Medicine (BUMS), che ne riferiscono in un articolo pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology.

La morfea è una patologia della pelle che ne provoca l’indurimento con la progressiva riduzione del tessuto elastico e adiposo, oltre che dei peli, delle ghiandole sudoripare e delle ghiandole sebacee. (Contrariamente alla sclerodermia sistemica, non colpisce gli organi interni.) Pur non essendo causa di morte né di invalidità, la malattia provoca notevoli problemi estetici e di immagine di sé a quanti ne sono colpiti.

La scoperta è stata fatta nel corso di una sperimentazione su una molecola, il balicatib, che è un inibitore della catepsina K, un enzima coinvolto nella distruzione della matrice ossea. In un recente trial, diversi pazienti trattati con quella la molecola, destinata a contrastare l’osteoporosi, hanno manifestato un indurimento della pelle, per lo più attorno al collo, sul torace e sull’addome. I ricercatori hanno quindi potuto stabilire che il fenomeno era ascrivibile al farmaco e a dimostrare che la catepsina K influisce non solo sulle ossa ma anche sulla pelle.

“Questa osservazione sottolinea l’importanza della degradazione del collagene intracellulare della pelle, un aspetto finora ampiamente sottovalutato”, ha detto Thomas Ruenger, docente di dermatologia al BUMS e coordinatore dello studio. “L’osservazione getta anche una luce nuova sulla comprensione dei meccanismi coinvolti nella sclerodermia localizzata. La mancata degradazione del collagene finora non era stati considerata fra le cause della malattia.”

La scoperta, osservano i ricercatori, apre le porta a nuove possibili terapie alle poche attualmente disponibili per contrastare la sclerodermia localizzata.

0 0 vote
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Archivi

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x