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Esofago di Barret: nuovi studi sulla pericolosità delle lesioni precancerose

L’incidenza del tumore nei pazienti con questa lesione precancerosa sarebbe dello 0,22 per cento per anno

I pazienti con esofago di Barrett hanno un rischio di sviluppare un tumore esofageo inferiore rispetto a quanto finora indicato: è questo il risultato di un ampio studio a lungo termine pubblicato sulla rivista Journal of the National Cancer Institute.

Com’è noto l’esofago di Barrett è una condizione precancerosa che colpisce i tessuti dell’esofago come esito di uno stato infiammatorio prolungato e dovuto alla risalita dei succhi gastrici dallo stomaco in chi per esempio è affetto da reflusso gastroesofageo.

Secondo le attuali raccomandazioni, i pazienti colpiti devono sottoporsi frequentemente a indagini endoscopiche per evidenziare eventuali segni di un adenocarcinoma esofageo, il più comune tipo di tumore che colpisce questo tratto del tubo digerente.

Ma quanto spesso l’esofago di Barrett evolva il un tumore maligno non é mai stato chiarito: finora le stime effettuate sono molto diverse tra loro.

In quest’ultimo studio, Shivaram Bhat e colleghi della Queens University Belfast hanno seguito per 8522 pazienti i cui dati sono inseriti nel Northern Ireland Barrett’s Esophagus Registry, uno dei più ampi registri del mondo di soggetti con questa condizione. Dopo un follow-up medio di sette anni, a 79 pazienti è stata posta la diagnosi di tumore esofageo, 16 con tumore del cardias e 36 con una modificazione precancerosa nota come displasia di grado elevato.

Nell’intero gruppo, l’incidenza di queste tre condizioni combinate è stata dello 0,22 per cento per anno. Precedenti studi hanno riportato un’incidenza di tumore in soggetti con esofago di Barrett compreso tra lo 0,58 per cento e il 3 per cento.

I ricercatori hanno poi analizzato l’incidenza neoplastica in diversi sottogruppi di pazienti. La probabilità di evoluzione verso una forma maligna è risultata maggiore negli uomini rispetto alle donne e nella fascia di età da 60 a 69 anni rispetto agli under 50 e agli over 80. I più alti tassi di progressione si sono registranti nei pazienti con displasia leve (1,40%) o con metaplasia intestinale specializzata (0,38%) al momento dell’endoscopia o della biopsia iniziale.

In conclusione, gli autori sostengono che il rischio che l’esofago di Barrett progredisca verso un cancro dell’esofago è inferiore a quanto riportato finora dalla letteratura, con importati ripercussioni per la futura pratica clinica.

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