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Insufficienza renale: un ace-inibitore abbassa il rischio di progressione

Un Ace-inibitore abbassa notevolmente il rischio di progressione verso la fase terminale dell’insufficienza renale in tutte le categoriedi peso, ma l’effetto è maggiore nei pazienti obesi


Oggi l’obesità è considerata la causa più frequente di insufficienza renale cronica, tanto che il rischio di contrarla risulta più che triplicato nei soggetti con obesità lieve (indice di massa corporea, Imc, tra 30 e 35 Kg/m2) e addirittura sette volte maggiore in quelli con obesità severa (Imc maggiore di 40 Kg/m2). Nonostante la frequenza della malattia renale cronica legata all’obesità, la ricerca specifica sui farmaci che possono ridurre e/o prevenire il danno renale negli obesi è ancora molto limitata. Uno studio condotto dall’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del CNR (Ibim-CNR) in collaborazione con l’Istituto Mario Negri di Bergamo e pubblicato sul Journal of American Society of Nephrology indica però che una possibilità di ridurre il rischio di incorrere in questa grave coplicazione potrebbe venire dagli Ace-inibitori.

Lo studio ha in partricolare preso in considerazione il ruolo del Ramipril, un inibitore dell’enzima che regola la sintesi dell’ormone angiotensina II, prodotto in larga preponderanza dal rene ma anche dalle arterie e dal cuore, che è fondamentale per il controllo del tono vascolare e del circolo renale.

“Alti livelli di angiotensina II possono determinare un aumento della pressione arteriosa e, al contempo, un’alta pressione di filtrazione nei glomeruli renali, una delicatissima e fondamentale componente microscopica dei reni”, spiega Carmine Zoccali dell’Ibim-CNR.

L’indagine ha analizzato i dati di un precedente studio randomizzato, placebo-controllo, che aveva esaminato gli effetti del Ramipril in 337 pazienti adulti di ambo i sessi, con malattie renali proteinuriche (presenza di proteine nelle urine) non correlate al diabete. La velocità di progressione di queste malattie e gli effetti del Ramipril sono stati poi confrontati nei pazienti obesi e in sovrappeso rispetto a quelli normopeso.

“Dalla ricerca è emerso che il Ramipril ha abbassato notevolmente il rischio di progressione verso la fase terminale dell’insufficienza renale in tutte e tre le categorie ponderali (normopeso, sovrappeso e obesità), ma l’entità della riduzione del rischio è risultata maggiore per i pazienti obesi, circa l’86% rispetto al 45% di quelli normopeso”, rileva Zoccali. “Questa osservazione è importante in quanto, nei pazienti trattati con placebo, gli obesi erano proprio la categoria a rischio più alto di sviluppare nefropatia all’ultimo stadio, con un rischio più che doppio di finire in dialisi rispetto ai normopeso”.

Rimane ancora da dimostrare, conclude Zoccali, “se gli Ace-inibitori come il Ramipril abbiano lo stesso effetto protettivo anche nei pazienti con più bassi livelli di proteinuria o in totale assenza, in attesa di conferma anche dei risultati della ricerca su studi effettuati in pazienti di altre etnie. È però confermato che l’uso del Ramipril e, probabilmente, l’uso di altri Ace inibitori non solo è in grado di ridurre la pressione arteriosa ma anche di correggere l’aumento della pressione di filtrazione a livello glomerulare, così risultando utile nel ritardare la progressione della malattia renale nei pazienti obesi”.

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