Tumori: lo stile di vita riduce …

Londra - L'attivita' fisi…

Prevenzione e farmaci equivalent…

Presentata oggi a Mil…

Scoperto un processo chiave dell…

[caption id="attachme…

Alcol: scoperto interruttore mol…

Individuata una mole…

Svelato il mistero del colore de…

[caption id="attachment_9…

Smettere di fumare fa guadagnare…

Smettere di fumare fa ben…

Rosolia in gravidanza: il perico…

I dati dell'Istituto Supe…

Contro la salmonella arriva il p…

Si chiama Bdellovibrio ed…

Un feedback sui disturbi cerebra…

I disturbi cerebrali, com…

Orecchie a sventola addio:trauma…

Nuove tecniche per ot…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Scoperto anticorpo in grado di bloccare almeno 30 ceppi influenzali

Testato su 36 ceppi influenzali sviluppatisi tra il 1988 e il 2007, è riuscito a riconoscerne e bloccarne ben 30


Alcuni vaccini sono efficaci per una vita intera, altri richiedono periodici richiami, quello dell’influenza dura un anno appena: i ceppi di virus influenzali cambiano talmente di anno in anno che è necessario sviluppare continuamente nuovi vaccini. Ora ricercatori dello Howard Hughes Medical Institute (HHMI) hanno scoperto un anticorpo monoclonale umano che è in grado di riconoscere molti ceppi influenzali diversi.

Come è illustrato in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciencesper trovare il nuovo anticorpo, Stephen C. Harrison e colleghi hanno sfruttato la diversità del sistema immunitario umano. Quando viene somministrato un vaccino anti-influenzale, ogni persona produce anticorpi leggermente diversi. Gli anticorpi sono infatti piccoli rispetto al virus influenzale, e alcune persone producono un anticorpo contro una piccola parte dell’antigene del virus, mentre altre persone producono anticorpi che riconoscono un diverso frammento virale.

Nell’esaminare queste diversità, i ricercatori hanno individuato un anticorpo che riconosce più ceppi del virus dell’influenza avendo di mira quella parte del virus che serve al patogeno per riconoscere i recettori sulle cellule umane: se mutasse, il virus non sarebbe più contagioso.

“Si supponeva che, poiché gli anticorpi hanno un’area di contatto superiore a quella della maggior parte dei recettori dei virus, un anticorpo che si legasse a quella zona recettoriale avrebbe dovuto riconoscere anche le aree circostanti, e modificabili. Ciò significa che se quella zona circostante muta, gli anticorpi non sono più in grado di legarsi”, spiega Harrison.

Ma il nuovo anticorpo, chiamato CH65, si lega così strettamente al recettore che non sembra essere significativamente influenzato da una mutazione nella zona circostante. Testando il nuovo anticorpo su 36 ceppi influenzali sviluppatisi tra il 1988 e il 2007, Harrison i colleghi hanno constatato che esso ne riconosceva e bloccava ben 30.

La scoperta potrebbe essere utilizzata per sviluppare un vaccino che stimoli la produzione degli anticorpi CH65, ma questo – osservano i ricercatori – potrebbe indurre una pressione selettiva tale da spingere i virus a mutare maggiormente nelle zone circostanti, fino a rendere inutile il vaccino. Per questo, Harrison e collaboratori intendono utilizzare CH65 in primo luogo per sondare come il sistema immunitario scelga quali anticorpi produrre: se una persona può produrre gli anticorpi CH65, perché non è così per tutti? Si può indurre il sistema immunitario umano a produrre CH65?
Le Scienze

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!