Malattie genetiche: il Danio rer…

Già ampiamente utilizzati…

Bambini all'aria aperta anche d'…

Le precauzioni per evitar…

Test del sangue per individuare …

Un nuovo test è in grado …

Sindrome del follower per un mil…

Oltre un milione gli unde…

Ricostruito interno orecchio con…

Ideata una nuova tecnic…

I rischi di trasmissione cancro …

[caption id="attachme…

Svelato il mistero dell'adenina …

[caption id="attachment_1…

Al batter di ciglia il cervello …

Al pari di un computer, i…

Glioblastoma: una molecola offre…

[caption id="attachment_7…

Il colore dei capelli 'estratto'…

E' possibile grazie all'i…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

“Cuore Matto” per due calciatori su 100, costretti poi allo stop.

(Adnkronos Salute) – Controlli capillari che ci vengono invidiati in tutta Europa. Visite medico sportive ed esami ‘ad hoc’ per scovare le patologie cardiologiche. E’ la trafila che tutti i calciatori professionisti italiani conoscono molto bene, in grado di prevenire i pericoli del cuore matto.

“Oggi i calciatori sono gli atleti più controllati nel nostro Paese – spiega all’Adnkronos Salute Fabio Pigozzi, presidente della Federazione internazionale medicina sportiva (Fims) – grazie a un sistema all’avanguardia. Ma possiamo stimare che l’1-2% è costretto a interrompere la carriera professionistica per problemi cardiologici”.
Il caso del campione del Milan Antonio Cassano, ricoverato al Policlinico di Milano per un presunto attacco ischemico transitorio, ha fatto scattare l’allarme sulla salute dei professionisti della serie A. Secondo Pigozzi, la situazione è sotto controllo: “Un giocatore che arriva nella massima serie viene da 12-15 anni di controlli e valutazioni mediche sportive.

Il suo cuore – avverte l’esperto – è stato studiato nei minimi dettagli grazie a una batteria di test, come l’elettrocardiogramma sotto sforzo ripetuto nelle 24 ore”. Ma possono accadere eventi esterni, traumatici o essere presenti patologie ereditarie difficili da stanare solo con gli esami, “che – precisa Pigozzi – possono manifestarsi anche dopo dieci anni di attività ad alti livelli e causare danni al cuore”.
Secondo lo specialista, il cuore del calciatore, quando viene sottoposto alle cure del medico sportivo, “è come se finisse su un banco di prova di un meccanico. Dove – avverte – può venire stressato a dovere per vederne le reazioni”. Anche se il calcio non è in vetta alla classifica degli sport più a rischio cardiovascolare, che vede il basket in testa, “oggi la letteratura scientifica – afferma Pigozzi, che è anche prorettore dell’università ‘Foro Italico’ di Roma – ci dice che, tra gli episodi cadiologici più frequenti nei calciatori, troviamo le cardiopatie ipertrofiche, le displasie ventricolari e i problemi alle coronarie”.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!