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Antidolorifici meno dannosi grazie alla comprensione del paracetamolo

Un team di ricercatori ha scoperto come funziona uno dei più comuni antidolorifici e questo significa che farmaci contro il dolore con effetti collaterali meno dannosi potrebbero essere presto una realtà.

Presentando i loro risultati sulla rivista Nature Communications, i ricercatori, provenienti da Francia, Svezia e Regno Unito, spiegano come funziona il paracetamolo, uno dei farmaci più usati al mondo.

Anche se il paracetamolo è stato scoperto negli anni 1890 ed è sul mercato come antidolorifico da banco sin dagli anni 1950, finora non si sapeva esattamente come alleviasse il dolore.

Con una scoperta rivoluzionaria, il team ha determinato che una proteina chiamata TRPA1, che si trova sulla superficie delle cellule nervose, è una molecola chiave, necessaria perché il paracetamolo sia un antidolorifico efficace.

Uno degli autori dello studio, il dott. David Anderson del King’s College di Londra, dice:
“È una scoperta importantissima, che svela i segreti di uno dei farmaci più ampiamente usati e che potrebbe avere un enorme impatto sullo sviluppo di nuovi farmaci contro il dolore. Il paracetamolo è il farmaco cui si ricorre per curare dolori comuni, ma se si supera significativamente la dose consigliata si può andare incontro a complicazioni fatali. Adesso quindi capiamo il meccanismo principale di come funziona questo farmaco e quindi possiamo cominciare a cercare molecole che funzionano allo stesso modo per dare sollievo al dolore, ma che sono meno tossiche e che non comportano complicazioni serie in caso di sovradosaggio.”

Studi recenti hanno mostrato che prendere troppo paracetamolo regolarmente mette i pazienti ad alto rischio di un sovradosaggio accidentale che può avere conseguenze fatali. Oltre a essere un antidolorifico ampiamente usato in forma pura, è anche l’ingrediente principale delle medicine per il raffreddore e l’influenza.

Il team di ricercatori ha usato un test con piastra calda per osservare gli effetti del paracetamolo sui topi. Si è misurato il numero di secondi necessari perché un topo ritirasse la zampa da una superficie leggermente calda. Gli scienziati hanno scoperto che il paracetamolo aumentava questo intervallo di tempo dimostrando così che il farmaco riduce il dolore indotto da calore.

Gli scienziati hanno quindi condotto esperimenti per osservare cosa succedeva quando la proteina TRPA1 non era assolutamente presente nel topo. Hanno scoperto che quando eliminavano la proteina TRPA1 e ripetevano il test della piastra calda, il paracetamolo non aveva effetti contro il dolore. Questo ha provato che la proteina è la molecola fondamentale, necessaria perché il paracetamolo sia un efficace antidolorifico.

Il professor Bevan, un altro autore dello studio, anch’egli del King’s College di Londra, commenta: “Questi risultati sono sorprendenti perché studi precedenti hanno dimostrato che la TRPA1 può effettivamente produrre dolore, tosse e ipersensibilità, è il recettore di molti comuni irritanti come le cipolle, la senape e il gas lacrimogeno. La nostra scoperta quindi mostra per la prima volta che è vero il contrario: questa proteina è un nuovo meccanismo di azione per l’antidolorifico.

Il team ha inoltre scoperto che prendere paracetamolo induce la creazione del dannoso sottoprodotto detto NAPQUI, responsabile degli effetti collaterali tossici osservati in casi di sovradosaggio, nel midollo spinale e nel fegato. Fortunatamente i risultati hanno mostrato anche che altri composti possono alleviare il dolore nella spina dorsale, il che significa che in futuro potrebbero essere sviluppati farmaci più sicuri che funzionano allo stesso modo.

Se adesso il team può identificare altri composti antidolorifici simili al paracetamolo che usano la stessa via TRPA1 per evitare che segnali di dolore siano inviati dalle cellule nervose al cervello, è possibile che possano trovare un composto che non abbia effetti tossici e in grado di ridurre il rischio di sovradosaggio.

La pubblicazione di questo studio è come un semaforo verde che permette l’uso della TRPA1 come nuovo obiettivo dei farmaci per alleviare il dolore, come spiega il dott. David Andersson:
“Sono stati identificati molti obiettivi in passato, ma visto che sappiamo che il paracetamolo è una medicina che funziona bene negli esseri umani abbiamo un vantaggio nel cercare molecole efficaci che utilizzano le stesse vie nervose ma che sono meno nocive.”

Per maggiori informazioni, visitare:

King’s College London:
http://www.kcl.ac.uk/index.aspx

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