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Scienziati finanziati dalla UE scoprono gene responsabile diffusione cancro della pelle

Un nuovo studio finanziato dall’UE ha identificato lo specifico gene che deve essere presente affinché il melanoma maligno, la forma più pericolosa del cancro della pelle, possa diffondersi. Il gene P-Rex1 fa in modo che le cellule del cancro si separino dal tumore originale e si diffondano o si metastatizzino in altri organi, come il cervello, causandone il collasso.

La capacità del cancro di fare metastasi è il fattore che lo rende così pericoloso, quindi capire cosa provoca il comportamento metastatico è fondamentale per approfondire le nostre conoscenze di questa malattia e ridurre l’alto tasso di mortalità.

Anche se il tasso di sopravvivenza è aumentato negli ultimi 25 anni e adesso è tra i più alti tra i vari tipi di cancro, il melanoma maligno continua a causare circa 46.000 morti in tutto il mondo ogni anno ed è particolarmente diffuso tra i giovani: nel Regno Unito, per esempio, ad almeno due giovani adulti viene diagnosticata questa malattia ogni giorno. 

L’UE ha finanziato questo studio tramite una borsa Marie Curie Partenariati e percorsi industria-università, nell’ambito del tema “Persone” del Settimo programma quadro (7° PQ). Lo scopo del programma Marie Curie Partenariati e percorsi industria-università è migliorare lo scambio di competenze tra i settori commerciali e non commerciali che lavorano su progetti di ricerca congiunti.

Con il contributo di ricercatori provenienti da diverse istituzioni in Canada, Francia, Irlanda, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti, i risultati di questo nuovo studio, pubblicati sulla rivista Nature Communications, potrebbero avere un ruolo importante in questa lotta contro il melanoma maligno.

Il team ha scoperto che il gene P-Rex1 ha un ruolo chiave nella diffusione del melanoma maligno nei topi. I ricercatori hanno osservato che quando il P-Rex1 era assente dalle cellule, i tumori di melanoma non potevano diffondersi. Dopo ulteriori analisi, hanno ricavato il meccanismo esatto che il P-Rex1 usa per causare le metastasi.

I loro risultati sono stati confermati quando hanno scoperto che nei campioni di melanoma umano presi da tumori di pazienti, erano presenti alti livelli di P-Rex1.

L’autore principale dello studio, il professor Owen Sansom dell’Istituto Beatson per la ricerca sul cancro di Glasgow, Regno Unito, commenta: ‘… Il P-Rex1 non è presente nella maggior parte degli altri normali tipi di cellule umane, il che evidenza il fatto che questo gene si può “disattivare” con farmaci chemioterapici, visto che è improbabile che ci siano effetti indesiderati nelle vicine cellule sane. Considerando che il melanoma maligno è resistente a molte forme di chemioterapia, queste scoperte sono incoraggianti. Studi precedenti che hanno usato linee di cellule del cancro hanno collegato il P-Rex1 a forme di cancro alla prostata, al seno e alle ovaie, ma questa è la prima volta che si dimostra che questo gene è coinvolto nella metastasi del melanoma nei topi oltre a essere presente in alti livelli nei tumori umani e nelle linee di cellule nelle quali guida l’invasione nei tessuti circostanti.”

La dott.ssa Lana Bennet, manager delle comunicazioni scientifiche per l’associazione benefica AICR (Associazione internazionale per la ricerca sul cancro), la quale ha erogato finanziamenti per questo studio, ha espresso la sua soddisfazione per questa scoperta: i risultati saranno un punto di partenza sul quale costruire future cure. Ha osservato: “Anche se siamo solo agli inizi ed è necessario continuare la ricerca, se si potranno creare farmaci in grado di bloccare gli effetti del P-Rex1, si potranno prevenire le metastasi del melanoma. Questo potrebbe confinare il cancro sulla superficie della pelle, dove può essere facilmente asportato chirurgicamente e il tasso di sopravvivenza aumenterebbe. Se il melanoma maligno viene preso abbastanza in tempo, quando è ancora un tumore molto sottile negli strati superiori della pelle, il tasso di sopravvivenza è molto più alto.”

Per maggiori informazioni, visitare:

Beatson Institute for Cancer Research:
http://www.beatson.gla.ac.uk/

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