L'appendice ha un ruolo adesso b…

È riserva dei batteri buo…

NGF: in pazienti pediatrici con …

La somministrazione di un…

Dolore cronico: negli ospedali i…

Secondo 1 specialista su …

Come l'apparato del Golgi viene …

[caption id="attachment_2…

Polipi colon: prevenzione con fi…

[caption id="attachment_2…

Atrofia muscolare spinale: ident…

Identificato un biomarca…

Stato ipnotico: scienziati getta…

Esiste davvero uno stato …

Tè freddo, dissetante ed estivo,…

Fresco, dissetante, un pi…

Gardasil®: il Comitato Europeo p…

I dati di immunogenicità …

Cannabis: fame "chimica" legata …

Un gruppo di scienziati d…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

‘Leggere il pensiero’ potrebbe diventare presto una possibile realtà scientifica

‘Leggere il pensiero’ non è una sfida fantascientifica: potrebbe diventare una possibilità reale in tempi brevi. Almeno a giudicare dai primi risultati ottenuti da un’equipe di scienziati dell’università della California, a Berkeley che sono riusciti a comprendere parole pensate solo analizzando l’attività cerebrale, come descritto nello studio pubblicato su PLoS Biology.

I neuroscienziati hanno registrato l’attività elettrica nell’area del cervello dedicata alle informazioni uditive- il giro temporale superiore, deputato ad aiutarci a dare un senso linguistico a ciò che ascoltiamo – e hanno messo a punto un modello per interpretare i suoni solo in base alle onde cerebrali. Un sistema che, nelle intenzioni degli studiosi, guidati da Brian Pasley, potrebbe aiutare a comunicare con i pazienti in coma o impossibilitati a parlare a causa di un ictus o una paralisi.
Per mettere a punto il sistema i ricercatori hanno impiantato elettrodi nel cervello di pazienti che dovevano sottoporsi a operazioni neurochirurgiche per epilessia o tumori, nei quali era possibile registrare l’attività cerebrale in modo invasivo.

Utilizzando la risonanza magnetica i ricercatori hanno seguito l’attivazione delle diverse aree del cervello rispetto alle parole pensate, disegnando una ‘mappa’. Attraverso un modello informatico, infine, sono state individuate le aree più attive rispetto alle diverse frequenze di suono. In questo modo gli scienziati sono riusciti ad ‘indovinare’ le parole pensate traducendo le onde cerebrali in suoni.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!