Inoltrata all’FDA la domanda sup…

·      Il dosaggio vasc…

Proliferazione cellule cancerose…

Un nuovo studio ha identi…

Dalle vespe un rimedio antibatte…

[caption id="attachment_6…

Il record delle mutazioni nel DN…

Solo 15 sigarette per una…

Emicrania: la meditazione per il…

Una nuova ricerca mette i…

Tumori: nuovi veri e attendibili…

Un nuovo marcatore in gr…

I ritmi circadiani regolati da u…

La proteina Atassina-…

La celiachia sempre meno 'rara' …

[caption id="attachment_9…

La dineina, pigro motore delle c…

[caption id="attachment_7…

Stress: può portare ad ictus, in…

Gli scienziati trovano e …

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Tumori al cervello, nuovi progressi nella diagnosi, con l’aiuto della nanobiotecnologia

Nonostante i progressi nella rilevazione del tumore al cervello, questo continua ad avere un tasso di sopravvivenza molto basso, soprattutto a causa degli alti livelli di resistenza al trattamento.

Una ricerca pubblicata sul Journal of Nanobiotechnology si e’ basata sull’utilizzo del virus Sendai per il trasporto di Quantum Dots (Qdots) nelle cellule tumorali, dimostrando di far legare specificamente i Qdots al recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR), molecola spesso sovra-espressa nei tumori. Grazie a questa forma di ‘etichettatura molecolare’ delle cellule tumorali si potrebbero presto ottenere progressi significativi nella diagnosi e quindi nei trattamenti terapeutici. I Qdots sono piccole particelle fluorescenti, piu’ piccoli di un virus (1000 volte inferiori a una cellula), in grado di collegarsi alle molecole dell’organismo, tra cui gli anticorpi.

Una volta collegati a essi, la fluorescenza rende facilmente individuabili le molecole che contengono la proteina che riconosce l’anticorpo. Tuttavia, finora non si era ancora riusciti a condurre i Qdots nelle cellule senza effetti collaterali. I ricercatori del City College di New York hanno superato questo problema rivestendo le Qdots di lipidi e proteine tratti dal virus Sendai. Maribel Vazquez, primo autore dello studio, ha spiegato: “Mentre le cellule dispongono di meccanismi di difesa complessi per proteggersi contro gli attacchi, i virus si sono evoluti per ingannare la cellula, noi non abbiamo fatto altro che sfruttare questi meccanismi. I Qdots sono a loro volta collegati a un anticorpo contro l’EGFR. Quindi, una volta all’interno della cellula, gli anticorpi Qdot diventano capaci di legarsi al recettore interessato per monitorarne i livelli”.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi