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“Adulti e vaccinati” – Gli esperti: “Vaccinazione e corretta informazione per proteggere anche gli adulti”

Censis: la polmonite ancora una patologia sottovalutata dagli italiani: solo 1 su 2 ne riconosce i fattori di rischio (avanzare dell’età, comuni patologie cardiocircolatorie e polmonari)

Roma 20 Marzo – In Senato, alla presenza di Istituzioni e Clinici, resi noti i risultati della ricerca ‘Anziani ma non troppo: indagine sulla percezione delle vaccinazioni, della polmonite pneumococcica e della sua prevenzione’ condotta dal Censis, con il supporto di Pfizer. Tra i dati emersi sulla conoscenza e propensione alla vaccinazione contro la polmonite da pneumococco negli adulti e negli anziani italiani si è evidenziato come non sempre l’accesso all’informazione si traduca in reale conoscenza e crei consapevolezza rispetto a obiettivi di prevenzione.

È vero che la polmonite costituisce una patologia ben nota ai 50-80enni italiani (96,0%), che ne conoscono appieno la potenziale letalità (91,0%) e la lunghezza dei tempi di recupero (76,8%), ma risultano ignorati alcuni importanti fattori di rischio, in particolare l’età avanzata (citata in sesta posizione nella graduatoria formata sulla base della frequenza di risposte da poco più della maggioranza, il 59,8%) e la presenza di patologie croniche (42,7%), così come alcune conseguenze delle polmoniti più gravi (setticemia/peritonite e meningite, indicate come complicanze rispettivamente dal 17,5% e dall’11,9%).

 

Come Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione non possiamo che essere promotori e allo stesso modo di supporto ad iniziative come questa. È indispensabile, infatti, che vengano fatte ricerche che possano testimoniare se e quanto la popolazione italiana si renda conto dei rischi che alcune malattie possano recare.” Ha spiegato il Sen. Antonio Tomassini, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato e Presidente dell’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione.

 

È altresì importante che si faccia seguito a tutto ciò con Campagne di prevenzione mirate che evitino che una malattia come la polmonite possa  ancora essere una patologia così frequente”. Ha aggiunto il Senatore Tomassini.

 

Sull’aspetto della scarsa conoscenza della vaccinazione pesa senz’altro la qualità delle informazioni a disposizione: va segnalato che l’esperienza e la consuetudine alla vaccinazione annuale contro l’influenza incidono sull’attenzione nei confronti della vaccinazione contro lo pneumococco. Il 46,2% di coloro che si vaccinano ogni anno per l’influenza manifesta interesse nei confronti della vaccinazione anti-polmonite pneumococcica, mentre il dato scende al 18,8% per coloro che non vi si sono mai sottoposti, a fronte di una media di interessati che supera di poco il 30% del campione.

“L’opportunità che ci viene offerta da un nuovo vaccino per la prevenzione delle polmoniti da pneumococco va assolutamente sfruttata con Campagne vaccinali in cui tutte le componenti, dalla sanità pubblica, ai medici di medicina generale e ai medici specialisti devono impegnarsi a raggiungere obiettivi di copertura vaccinale nella popolazione adulta che siano almeno paragonabili a quelli della vaccinazione antiinfluenzale. Pertanto la ricerca scientifica e l’organizzazione della medicina del territorio e di sanità pubblica sono le armi vincenti per prevenire le polmoniti in età adulta, tuttora troppo sottovalutate”. Ha detto Michele Conversano, Presidente Designato della Società Italiana di Igiene (SItI).

Di sicuro nella facilitazione al raggiungimento di un simile obiettivo gioca un ruolo importante il fatto che il nuovo vaccino anti-pneumococco ha il vantaggio di essere somministrato in un’unica dose che garantisce una produzione di anticorpi sufficientemente elevata e un’immunità di lunga durata.

 

Grandi aspettative sono riposte nella funzione informativa del medico di medicina generale: il 75,5% lo indica come la fonte d’elezione per reperire maggiori informazioni sulla vaccinazione, mentre l’80,4% afferma che l’indicazione del proprio medico curante farebbe scattare l’interesse nei confronti della vaccinazione antipneumococcica.

Si tratta di un’indicazione importante: nel mare spesso generico dell’informazione sanitaria e a fronte del prevalere della dimensione soggettiva dell’auto percezione della propria condizione, il riferimento autorevole al proprio medico si delinea come un elemento strategico nell’adozione consapevole di reali strategie individuali di promozione della salute”. Ha raccontato e concluso la dottoressa Concetta Maria Vaccaro, Responsabile Welfare del Censis.

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