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Quando il cervello viene salvato dal “freddo”

Ridurre la temperatura corporea a 34 gradi argina i danni cerebrali post-ictus e gli effetti collaterali delle terapie
È un metodo semplice, a costo zero e molto efficace per ridurre i danni dopo un ictus: basta raffreddare la temperatura corporea fino a 34 gradi per migliorare l’esito di un ictus e anche per diminuire il rischio di effetti collaterali della terapia per sciogliere i trombi che viene somministrata ai pazienti. Lo dimostra uno studio condotto sui topolini, che tuttavia conferma e approfondisce dati ottenuti in passato anche nell’uomo.

STUDIO – La ricerca, pubblicata su Experimental and Translational Stroke Medicine , è stata svolta da un gruppo di ricercatori tedeschi su topi da esperimento sottoposti a ictus; dopo ad alcuni, trattati o non trattati con i farmaci trombolitici, è stata indotta una lieve ipotermia portando la temperatura corporea a 34 gradi.

I risultati innanzitutto confermano quanto già è noto da tempo ai ricercatori: raffreddare il cervello significa proteggere i neuroni e ridurre il danno che provoca l’ictus. Dopo 24 ore infatti il tessuto cerebrale dei topolini “raffreddati” era più conservato e i neuroni mostravano meno segni di lesioni. A un gruppo di animali i ricercatori hanno somministrato l’attivatore tissutale del plasminogeno, ovvero il farmaco che viene utilizzato anche nell’uomo per sciogliere i trombi: dandolo senza precauzioni, 90 minuti dopo aver indotto l’ictus, purtroppo induceva anch’esso qualche danno. Succede perché di fatto riaprire i vasi occlusi è come aprire una diga: il flusso di sangue irrompe in arterie indebolite dalla mancanza di ossigeno durante l’ictus e questo può lesionarle.

MENO DANNI – La sorpresa è che, almeno nei topolini, mantenere freddo il cervello diminuendo prima possibile la temperatura corporea significa ridurre anche questi effetti collaterali da terapia trombolitica. «Sappiamo che anche nell’uomo la terapia deve essere somministrata entro le prime ore da un ictus per avere effetto e perché i vantaggi siano maggiori degli effetti collaterali: se si aspetta troppo prevale lo “shock” che si ha quando si riapre la circolazione e sono più probabili un edema cerebrale ed emorragie intracerebrali – spiega Rainer Kollmar dell’università di Erlangen, coordinatore della ricerca –. I nostri dati mostrano che raffreddare il corpo e quindi il cervello diminuisce la probabilità di effetti collaterali da terapia: anche i marcatori di infiammazione e di lesioni alla barriera emato-encefalica che protegge il cervello dal resto dell’organismo sono diminuiti. Questo implica che un intervento semplice e a basso costo, eseguibile anche sul paziente sveglio e cosciente, può avere ottimi risultati: l’ipotermia può infatti allungare la “finestra” temporale durante la quale è possibile somministrare la terapia trombolitica godendo dei massimi vantaggi e dei minori effetti collaterali». E che sul “gelo” per bloccare l’ictus puntino in molti lo dimostra il fatto che l’Unione Europea ha da poco stanziato 11 milioni di euro per finanziare uno studio clinico che sta coinvolgendo 60 università di 25 Paesi, proprio per trattare con l’ipotermia 1500 vittime di ictus e verificarne una volta per tutte l’efficacia.
corriere.it

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