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Senza l’olfatto, senza sicurezza e depressione in agguato

Oltre a esporre a un maggior rischio di incidenti domestici, una menomazione al senso dell’olfatto porta più facilmente chi ne soffre a sentirsi insicuro nell’instaurare nuovi rapporti sociali e a sviluppare sintomi depressivi. Tuttavia, benché il problema riguardi circa un quinto della popolazione, a lamentarsene non è più del 20 per cento, a riprova dello scarso peso che si dà a questo senso.

Per quanto sia spesso considerato un senso “minore”, il sistema olfattivo svolge molte funzioni anche negli esseri umani, influenzando il comportamento alimentare, aumentando la consapevolezza dei rischi ambientali e intervenendo anche nella comunicazione sociale. Circa il 20 per cento della popolazione soffre di disturbi che investono questa sfera sensoriale, tuttavia – a diferenza di quanto avviene quando sono coinvolti altri sensi – solo una piccola percentuale di queste persone (non più del 20 per cento) si lamenta di questo problema.

La singolarità di questa circostanza ha indotto alcuni ricercatori dell’Università di Dresda a studiare più da vicino l’importanza per la nostra specie di questo senso, non potendo escludere che, almeno nel mondo occidentale, una sua buona efficienza sia un’esigenza ormai sul viale del tramonto.

Come riferiscono in un articolo pubblicato sulla rivista on line “PLoS ONE”, a questo scopo i ricercatori hanno esaminato un gruppo di pazienti sofferenti di anosmia congenita isolata, un difetto per il quale queste persone sono nate prive del senso dell’olfatto.

Dall’analisi dei risultati è emerso che per complessione e peso i pazienti con anosmia non differivano significativamente dai controlli né per quanto riguardava il comportamento né per le preferenze alimentari.

Un certo svantaggio è iniziato però ad apparire quando i ricercatori sono andati a controllare la capacità di evitare pericoli presenti nell’ambiente: i pazienti con anosmia denunciavano un maggior numero di infortuni domestici.

Inoltre, i ricercatori hanno riscontrato nei pazienti con anosmia una maggiore insicurezza sociale, soprattutto nei confronti delle persone non conosciute. A questa causa si potrebbe far risalire il fatto che in media, a parità di età, i pazienti con anosmia avevano metà delle conoscenze intime sviluppate dai pazienti di controllo. Tuttavia, l’età d’inizio dei rapporti sessuali non si differenzava né il problema olfattivo impedisce di trovare un partner e sviluppare una relazione soddisfacente con la stessa frequenza delle persone con un normale senso dell’olfatto.

Infine, i ricercatori hanno rilevato che fra i pazienti con anosmia si riscontra con una frequenza più elevata la presenza di manifestazioni depressive, un fenomeno già osservato in quanti hanno perso il senso dell’olfatto in età adulta.

Lo stretto legame fra sfera olfattiva ed emotiva trova un’ulteriore conferma dai risultati di un altro studio, pubblicato sulla rivista “Chemosensory Perception”, in cui ricercatori dell’Università del Wisconsin a Madison hanno studiato con tecniche di imaging cerebrale le relazioni fra olfatto e ansia, rilevando che quando i livelli di ansia aumentano, si accresce anche la capacità discriminatoria fra diverse sostanze odorose e che i soggetti ansiosi sembrano caratterizzati in media da una maggiore acuità olfattiva.

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